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La rara presenza di sangue nello sperma (“emospermia”-ES) è un argomento poco gettonato: il paziente non ne parla volentieri e nei media quando qualcosa ha a che fare con il sesso prevale il falso pudore (ma la commercializzazione del corpo femminile è quotidiana!). La ES è può pure sfuggire a seconda del tipo di sesso praticato, ma quando viene osservata, e specie se si ripete, genera notevole ansia. Il disturbo, che conta su una letteratura seria piuttosto scarsa, ha una prevalenza incerta, un’etiologia eterogenea e spesso non identificata. Inoltre, i dati ricavati da casistiche urologiche non sono rappresentativi dell’ES presente nella popolazione che si rivolge (eventualmente) al medico di famiglia. In generale, l’ES nei giovani quasi mai sottintende una patologia tumorale (cancro vescicale, prostatico, testicolare), e ciò va detto soprattutto a un mio paziente quarantenne che mi ha consultato ufficialmente per un presunto reflusso gastro-esofageo, ma in realtà era sull’ES osservata un paio di volte che voleva chiedermi lumi. Cause più comuni possono essere patologie prostatiche benigne (prostatite, ipertrofia, anomalie vascolari) o alterazioni delle vescicole seminali o del funicolo spermatico o del canale eiaculatorio, infezioni varie urogenitali anche trasmesse dalla partner (clamidia, gonorrea, trichomonas, herpes genitalis), coagulopatie o eccesso di anticoagulanti. Per qualcuno l’ES può ascriversi anche ad un’attività sessuale intensa e prolungata. Tuttavia, una causa sicura dell’ES spesso non viene identificata e fortunatamente il disturbo si risolve spontaneamente. Ciononostante, quando la causa dell’ES non viene definita, il disturbo diventa inevitabilmente motivo di angoscia, specie nei soggetti con più di 50 anni nei quali il rischio neoplastico è notoriamente più consistente. La raccolta attenta della storia clinica è importante, ma spesso risulterà non conclusiva così come l’esame obiettivo, in primis l’esplorazione rettale, a meno che esso non riveli alterazioni prostatiche evidenti o masse scrotali. L’esame delle urine e l’urocoltura risulteranno utili solo se positive per batteri e miceti (ma allora si assoceranno dei sintomi). L’esame dello sperma può servire solo in rare situazioni, per esempio se il paziente viaggia spesso in paesi dove è endemica la schistosomiasi. Senza una causa riconosciuta, e in caso di ES ripetuta, nell’anziano le biopsie prostatiche (meglio se guidate con ecografia o RM) saranno inevitabili, associate a esami ematochimici, in primo luogo il PSA. Quando la causa non viene individuata, e quindi curata ad hoc, per il paziente giovane la migliore cura antiansia sarà la rassicurarazione, mentre agli ultracinquantenni affetti da ES, specie se reiterata, sarà opportuno suggerire un ragionevole periodico monitoraggio specialistico.
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