I casi di malasanità delinquenziale (e non di possibili errori medici) non sono mancati in questi anni e ne abbiamo trattato puntualmente in rubrica. E non abbiamo mancato in quelle occasioni di esprimere la nostra vicinanza alla maggioranza dei colleghi che invece si comportano professionalmente in modo corretto e che dai casi di malasanità vengono indirettamente danneggiati. I misfatti del recente passato avrebbero potuto far ipotizzare in futuro una maggiore attenzione a non delinquere e invece, come è accaduto in politica per il dopo “mani pulite” e il dopo terremoto dell’Aquila, anche i misfatti medici sono continuati imperterriti. Emblematico il fatto riportato da giornali e TV nell’ultima decade di marzo 2017 (ma già del tutto passato in dimenticatoio) riguardante il Primario del Centro Traumatologico dell’Ospedale Gaetano Pini di Milano che, per doveroso rispetto momentaneo, chiameremo con le iniziali N.C. L’ ortopedico vien accusato di corruzione, turbativa d’asta e soprattutto per avere attuato interventi non necessari, pericolosi e seguiti da gravi conseguenze. Tali interventi sarebbero stati effettuati applicando protesi speciali ”computerizzate”, fatte acquistare all’Amministrazione su pressione di società multinazionali, ”in assoluto dispregio della salute dei pazienti”. In cambio, le suddette Società si sarebbero dimostrate riconoscenti in vario modo con viaggi, soldi, convegni, pranzi e cene, comparsate in TV. Almeno il 50% di 241 interevnti tra il 2012 e il 2015 sarebbero stati attuati ”per motivi estranei a valutazioni di indole medica”. In marzo il Primario viene messo ai domiciliari dal GIP T. De Pasquale, su richiesta dei PM M.L. Mannella e E. Fusco. Viene pure interdetto dai pubblici uffici L.O., funzionario della ASL, e vengono chiamati a rispondere anche dipendenti di due grosse multinazionali (Johnson & Johnson e B. Brown). Il fatto più sconvolgente, riportato da Milano Today del 23 marzo, è che N.C “stando alle indagini avrebbe rotto un femore a una donna di sessantotto anni per <allenarsi> nella tecnica chirurgica denominata <Bikini>…in previsione di un intervento che l’ortopedico avrebbe effettuato una settimana dopo”. Questo “allenamento” sarebbe stato rivelato dallo stesso Primario nel corso di una intercettazione telefonica del 22 marzo 2016. Ho usato correttamente il condizionale perché se venissero dimostrate queste accuse la condanna (e senza più verbi al condizionale!) sarebbe senza appello: sanzioni pesanti e radiazione dall’Ordine dei medici a difesa della dignità dell’intera categoria. Tuttavia, la colpevolezza andrebbe accertata in tempi brevissimi per impedire che un Primario risultato poi innocente, abbia la vita distrutta professionalmente (e non solo). La locuzione “In dubio pro reo” non basterebbe a far giustizia. E siamo a luglio 2017.