Gli ultrasessantenni possono soffrire di polimialgia reumatica (PR), una malattia infiammatoria la cui prevalenza in Italia si aggira intorno a 600 casi ogni 100.000 abitanti, mentre la incidenza (nuovi casi/anno) è di circa 13 per 100 mila, con lieve preminenza del sesso femminile (cifre alquanto più elevate si registrano nel Nord-Europa e in USA). La patogenesi della PR non è ben chiarita e prevede il probabile concorso di un substrato genetico, di un’abnorme reattività immunitaria e di fattori ormonali e ambientali. I sintomi non sono patognomonici per cui la diagnosi non è immediata e va comunque esclusa una serie di malattie affini ma diverse, quali in primis l’artrite reumatoide e la fibromialgia. Il paziente lamenta un esordio solitamente improvviso, magari al risveglio dopo una notte “normale”, costituito da dolori intensi, quasi sempre bilaterali, inizialmente localizzati specie alle articolazioni scapolo-omerale e coxo-femorale e al rachide cervicale. La associata rigidità muscolo-articolare al mattino si accompagna a stanchezza e, in un terzo dei pazienti, ad altri  sintomi sistemici come inappetenza, calo di peso e incostante febbricola. In una percentuale di circa il 15-20% alla PR si associa la cosiddetta arterite di Horton (AH), una vasculite a cellule giganti, ovviamente dimostrabili solo biopticamente, che colpisce prevalentemente (ma non solo!) le arterie temporali e per le quali pure si ipotizza una natura immun-allergica. I pazienti affetti dalla AH lamentano cefalea e dolore quando toccano l’arteria temporale (che si presenta evidente e tortuosa), e talora il cuoio capelluto. Temibili complicazioni dell’AH non trattata sono la cecità, l’aneurisma aortico e l’ictus. A favore della diagnosi di ambedue le malattie gioca l’aumento nel 75-80% dei casi dei classici indici di infiammazione quali in primis la VES (velocità di eritrosedimentazione) e la PCR (proteina C-reattiva), che hanno valore sia diagnostico che prognostico: più alti sono i valori, maggiore è la severità della malattia e minore la suscettibilità alla terapia steroidea. Nonostante il nome “polimialgia”, gli enzimi espressione di sofferenza muscolare non sono aumentati e normali risultano pure il fattore reumatoide, gli anticorpi anti-citrullina, gli anticorpi antinucleo e anti DNA. Pure l’elettromiografia si mostra normale. Fortunatamente, la terapia cortisonica (10-15 mg di prednisone o equivalenti, a calare) risulta decisiva sia nella PR che nella AH, un’efficacia spesso rapida (giorni, settimane) ma talora richiedente anche mesi. La pronta risoluzione dei disturbi registrabile con i cortisonici è un ulteriore criterio ex adjuvantibus a sostegno della diagnosi. Attenti però agli effetti collaterali del cortisone a lungo termine (diabete) e a controllare periodicamente l’aorta addominale (rischio di aneurisma).