“PLOSone” (dove PLOS sta per Public Library of Science) è una rivista nata nel 2006 caratterizzata dal “libero accesso”, cioè dalla accettazione di lavori scientifici di autori che vogliono scavalcare le lungaggini previste per pubblicare le loro ricerche su riviste serie tradizionali. I dati, messi a disposizione di chiunque, sono scaricabili gratuitamente. I critici del “libero accesso” temono che eliminando i revisori esperti, di cui le riviste peer reviewed sono dotate, la qualità degli articoli in PLOSone possa essere minore e ci possano pure essere sfruttamenti “furbi” di questa opportunità. In realtà, un certo controllo c’è pure per chi scrive in PLOSone per cui la rivista conserva una sua attendibilità. Premessa necessaria questa perché l’eventuale rapporto tra ablazione chirurgica della colecisti calcolosa e rischio di sviluppo di un cancro del colon-retto è stato di recente oggetto di pubblicazione proprio su “PLOSone” dell’agosto 2017. Di questo possibile rapporto tra colecistectomia e cancro del grosso intestino se ne parlava già da decenni, ma la questione non è ma stata  definita in modo convincente. A complicare la questione c’era pure il sospetto di segno opposto, e cioè che la colecisti calcolosa lasciata in situ potesse favorire lo sviluppo di cancro della colecisti stessa. Il problema interessa concretamente i pazienti che soffrono di calcoli biliari i quali, anche quando asintomatici (senza coliche), non di rado sollecitano dal medico una colecistectomia. In realtà, l’intervento è immotivato negli asintomatici (il rischio di cancro colecistico nella calcolosi non è dimostrato), ed è sub judice che l’asportazione della colecisti, almeno in Occidente, aumenti il rischio di cancro del colon-retto. Lo studio al riguardo su PLOSone è una meta-analisi indipendente di 10 studi di coorte per una casistica totale di più di mezzo milione di pazienti con calcoli colecistici, quindi casistica ragguardevole. I dati dello studio confermerebbero i vecchi sospetti dimostrando che nei Paesi occidentali la colecistectomia aumenta effettivamente di più del 20% lo sviluppo di un cancro del colon, ma non del retto. La spiegazione, avanzata per altro già molti anni fa, sarebbe che mancando la colecisti una maggiore quantità di acidi biliari potenzialmente cancerogeni prodotti dal fegato raggiunga il colon. I critici del “libero accesso” rilevano tuttavia che gli studi accettati per la meta-analisi erano una esigua minoranza e che pure due dei 10 accettati erano da considerarsi di bassa qualità. Gli stessi autori, ammettendo alcuni limiti del loro studio, auspicano ulteriori ricerche con criteri più rigorosi per definire la questione. Insomma, indicazione all’intervento rimane ancora esclusivamente la presenza di coliche biliari ricorrenti e… niente timore “aggiunto” per chi deve operarsi.