Durante lo sviluppo embrionale il celoma, che é la cavità compresa tra i foglietti esterno e interno del mesoderma tappezzata da cellule dette mesoteli, si segmenta dando origine alle cavità pleuriche, al pericardio, al peritoneo che avvolgono i relativi visceri) e al sacco vaginale (che avvolge i testicoli).I mesoteli possono provocare il mesotelioma, raro cancro (meno del 1% di tutti i cancri), altamente maligno più frequente nelle pleure (80%), ma possibile in ogni segmento del celoma). Ciò indica la via respiratoria come porta più sospetta d’ingresso dell’amianto (o asbesto), il cancerogeno più accreditato. L’esposizione all’amianto può precedere il mesotelioma anche di 20 anni o più, e talora può pure restare non individuata. L’esordio è improvviso, contrassegnato da fatica a respirare, vago dolore toracico, tosse, astenia ingravescente. L’esame obiettivo rivelerà un versamento pleurico monolaterale, ma la conferma diagnostica deriverà dalla dimostrazione di cellule neoplastiche nel liquido raccoltosi tra i due foglietti (viscerale e parietale) della pleura e aspirato mediante toracentesi. Anche minibiopsie della pleura risultano spesso decisive. Esami radiologici, TAC, PET e mediastinoscopia potranno essere utili, specie per la stadiazione della malattia. L’aggressività del mesotelioma può variare di poco a seconda della triplice tipologia dei mesoteli neoplastici, ma la prognosi rimane comunque sempre molto severa: la sopravvivenza a 5 anni è inferiore al  10%. La terapia è incentrata sulla chirurgia, sulla radio- e chemio-terapia o su una loro combinazione (con risultati comunque insoddisfacenti). Gli interventi più aggressivi (come l’asportazione pleuro-polmonare), oltre che di efficacia non entusiasmante, sono gravati da complicanze serie e da mortalità elevata. Tra i più usati chemioterapici da citare il cisplatino e il pemetrexed (Alimta) per via venosa, 1 o più volte ogni 3 settimane. Tuttavia, recenti dati riferiti al Congresso 2017 dell’ American Society of Clinical Oncology suggeriscono che la sopravvivenza libera da progressione di malattia può essere significativamente migliorata (rischio quasi dimezzato!), e così dicasi quella complessiva, dall’antimetabolita Nintedanib, già usato nella fibrosi polmonare primitiva. Sono compresse da assumersi  per via orale 2 volte al giorno, efficaci a bloccare  alcuni fattori di crescita del mesotelioma. L’associazione Nintedanib + chemio-terapia consentirebbe benefici ancora maggiori. Se gli studi di fase 2 su pochi soggetti saranno confermati da quelli di fase 3 condotti su un numero consistente di pazienti, la terapia del mesotelioma potrà dirsi sensibilmente migliorata. Anche piccoli progressi sono preziosi quando il cancro è un mesotelioma. Purtroppo,  limiti significativi sono costo ed effetti collaterali non irrilevanti