Fino a poco fa quasi nessuno in Europa sapeva dell’esistenza del virus Chikungunya (CHKV), ben noto invece in Africa, Sudest asiatico e Sudamerica. Poi la notorietà improvvisa dovuta a giornali/TV per qualche caso registrato in Italia. Non mi soffermo sul CHKV perché ormai, grazie ai media e al web, tutti sanno tutto su questo virus, ma mi limito solo a sottolineare qualche aspetto particolare (che potrebbe interessare in special modo il mio amico F.M. affetto da viaggio-mania incontenibile). Intanto è confermato che la virosi non esiste nelle aree dove non ci sono zanzare (soprattutto quelle Tigre sono i vettori più vivaci). Le zanzare che pungono una persona infetta ospitano poi il virus che rapidamente si moltiplica  per cui la zanzara, dopo una decina di giorni e finché non muore, può trasmetterlo ad altre persone. A seconda della specie le femmine vivono circa 1- 2 mesi, diversamente dai maschi che vivono non più di 2 settimane. In zone dove il CHKV è sconosciuto, una prima difficoltà a fare diagnosi nei soggetti colpiti è rappresentata dal fatto che i medici non pensano a tale eventualità. Simile ritardo diagnostico lo si è registrato per la malaria contratta da F. Coppi, ciò che ha comportato il decesso del Campione. In secondo luogo, i sintomi provocati dal CHKV sono aspecifici e ricordano quelli dell’influenza, virosi frequente anche in Occidente. Infatti, il paziente infettato dal CHKV lamenta febbre, dolori muscolo-articolari diffusi (“ossa rotte”), mal di testa, stanchezza. Insomma, sintomi piuttosto aspecifici che durano all’incirca una settimana, salvo eventualmente a ricomparire fugacemente dopo pochi giorni. Questa “seconda ondata” è un evento insolito che già dovrebbe far pensare a una infezione diversa dalla comune influenza. In aree epidemiche, naturalmente, la diagnosi è più facile perche il CHKV è…di casa e i medici sono “allenati” a ipotizzare questo tipo di virosi. In aree non epidemiche, invece, è necessario confermare il sospetto con esami che tuttavia non sono né immediati né routinari, quali in primis l’isolamento del virus in campioni di sangue (prelevati entro 7 giorni dall’esordio), la presenza dell’acido nucleico del CHKV, l’incremento degli anticorpi anti-CHKV. Questo spiega il recente sconcerto provocato dai casi apparentemente “autoctoni”, registrati cioè in persone non provenienti da aree epidemiche. Fino a pochi giorni fa 47 erano i casi registrati in varie regioni italiane (Lombardia, Emilia-Romagna, Marche e Lazio). In queste è sembrato opportuna pertanto la sospensione momentanea delle trasfusioni con sangue donato in loco. Attenzione dunque a certi viaggi, perché non esiste né una cura specifica né un vaccino,  ma solo sintomatici (antifebbrili, analgesici). Fortunatamente, il malato guarisce  entro 7-10 giorni  e le complicazioni sono rare.