Tre riviste cardiologiche autorevoli riportano quest’anno due notizie che non mancano di causare qualche perplessità. Il prestigio delle testate impone comunque di  prendere in considerazione i dati pubblicati. La prima notizia proviene da uno studio che dimostrerebbe l’esistenza di un’associazione tra il “saltare” la colazione del mattino e la formazione di placche aterosclerotiche. L’indagine è stata condotta in un gruppo di dipendenti della Santander Bank di Madrid, di età compresa tra 40 e 54 anni, invitati a compilare un questionario sugli alimenti assunti nelle ultime due settimane. In coloro che “saltavano” regolarmente la colazione si registrava una maggiore incidenza di aterosclerosi generalizzata, pari al 29,2% versus il 10% di coloro che facevano colazione. Più in dettaglio, il rischio riguardava le carotidi (placche nel 81% versus il 36% dei soggetti che facevano colazione), e l’aorta addominale (nel 54,7% versus il 27,9% dei soggetti che non rinunciavano al breakfast. Questo rischio risulterebbe essere indipendente da altri fattori tradizionali e dietetici. Evitare la colazione esprime secondo i ricercatori un disordine alimentare più generale, associato di solito a uno stile di vita incongruo contrassegnato in primis dal fumo, dall’abuso alcolico, dall’eccesso di carni rosse e da un eccessivo introito calorico. La seconda notizia proviene dal Baylor College di Medicina di Houston e riguarda l’efficacia della meditazione nel ridurre il rischio cardiovascolare. La meditazione potenzierebbe proficuamente altre misure di prevenzione quali dieta sobria, movimento, cure anticolesterolo e antiipertensive con risultati per altro ancora insoddisfacenti. L’analisi ha riguardato tutte le forme di meditazione (Zen, Raja yoga, Samatha Vipassana, trascendentale, mentale). Nel complesso, la meditazione comporterebbe dei vantaggi nel ridurre il rischio cardiovascolare, lo stress, l’ansia, la depressione e nel migliorare la qualità del sonno. Nonostante queste conclusioni positive i ricercatori riconoscono che i benefici sono tuttavia modesti per cui la meditazione può associarsi ma non sostituire altre direttive. Tutte le ricerche se  ben condotte sono interessanti, ma qualche commento sembra necessario. Quanto alla prima ricerca, vanno sottolineati i limiti della “modalità questionario” (di per sé priva di controllo), la brevità del periodo di osservazione e il fatto che associazione non equivale automaticamente a correlazione. I disordini dietetico-comportamentali possono essi stessi favorire le placche ateromasiche più che non il solo “salto” della colazione. La seconda ricerca, anche a voler sovrastimare l’efficacia della meditazione, pone la questione di quanto e quando in pratica sia facile trovare tempo per farla, senza poi dimenticare che le persone che pensano… forse non sono la maggioranza.