La stragrande maggioranza dei cancri del colon nasce per degenerazione di un adenoma (o polipo) preesistente che può essere sessile (cioè piatto) o dotato di un peduncolo. Meno noto é che il cancro che viene asportato può “non essere solo”. Al momento dell’operazione, infatti, può coesistere un adenoma che per questo è definito “sincrono”. Nei successivi previsti controlli colonscopici non è raro invece individuare degli adenomi sviluppatisi “dopo” l’intervento e definiti invece “metacroni” (con percentuali molto variabili, dall’8 al 46%). Per alcuni adenomi metacroni si pone naturalmente il dubbio se essi non fossero già presenti (e quindi in realtà sincroni), ma non individuati in corso di colonscopia. Questi adenomi influenzerebbero i tempi dei successivi periodici controlli colonscopici. La presenza di un adenoma sincrono, inoltre, sembrerebbe correlarsi con un maggiore sviluppo di adenomi metacroni o di un cancro (specie in caso di adenomi di tipo tubulo-villoso e superiori al centimetro). Le linee guida propongono tutte concordi una colonscopia a 1 anno dall’intervento ma, per le successive, non c’è univocità. Gli inglesi, ad es., prevedono un controllo a 3 anni, e gli americani a 5 anni. Ad approfondire la questione si è attuato un recente studio su centinaia di pazienti,  monitorati per 6 anni, presentato al meeting  della società britannica di gastroenterologia. I risultati, di lettura non semplice, hanno riguardato il 68% di 515 pazienti operati per cancro del colon, tutti sottoposti a controllo endoscopico postoperatorio. Le conclusioni dello studio sono che adenomi sincroni, sesso maschile (77% versus 58% delle femmine) e cancro situato nel colon destro paiono fattori predittivi indipendenti di adenomi metacroni entro 5 anni. Lo studio è tuttavia ricco di fragilità metodologiche (retrospettivo, osservazionale, unicentrico) e in qualche misura  sembra pure contradditorio. In effetti, i pazienti con o senza adenoma sincrono hanno alla fin fine la stessa sopravvivenza. In concreto, nello stabilire il timing, ossia la frequenza più opportuna, dei controlli colonscopici dopo un intervento di colectomia parziale per cancro, una speciale attenzione oltre che sulla presenza di adenomi sincroni o metacroni, va riservata al singolo paziente, alla eventuale familiarità neoplastica generica e ancor più specifica, ossia relativa al colon. Non viene invece trattato nello studio l’importante ruolo dell’esperienza dell’endoscopista, da cui dipende il riconoscimento di adenomi sincroni e metacroni. In ogni modo, è giusto preoccuparsi “dopo” dei tempi dei controlli endoscopici, ma senza dimenticare che “prima” esiste una prevenzione di assodata efficacia: non fumare. Il fumo aumenta infatti del 27% il rischio di sviluppare un cancro del  colon,  percentuale che diventa 50% se si fuma per più di 50 anni.