Le fibre nervose sono costituite dall’assone (di fatto un prolungamento della cellula nervosa) circondato in modo discontinuo da una guaina di mielina, sostanza glico-lipidica prodotta dalle cellule cerebrali di sostegno, che isola l’assone e rende più veloce la trasmissione dell’impulso nervoso. Tra le malattie demielinizzanti c’é pure la “sclerosi multipla” che va considerata una malattia infiammatoria da autoanticorpi anti-mielina. La rarefazione multifocale della guaina mielinica indotta da cellule immunitarie avviene solo in certe zone dette “placche” (da qui il sinonimo di “sclerosi a placche”). I sintomi più importanti non necessariamente progressivi, sono calo della forza muscolare, alterata sensibilità, alterazioni della vista, disfunzioni intestinali/urinarie/sessuali .Le cause non sono ben definite ed  è probabile che i fattori in gioco siano più di uno (genetici, etnici, ambientali). 10 anni fa il chirurgo vascolare P. Zamboni dell’Università di Ferrara ipotizzava che la SM potesse dipendere da una insufficienza cerebrospinale venosa cronica (Ccsvi nell’acronimo inglese) legata a un restringimento delle vene del collo, con conseguente ristagno di sangue nel cervello. Per questo Zamboni proponeva un’intervento di angioplastica (“palloncino”) per allargare i vasi stenosati. Nonostante alcuni malati riferiscano un beneficio clinico, gran parte della comunità internazionale ha avanzato forti dubbi sull’efficacia del palloncino. Nasce così nel 2011 lo studio controllato “Brave Dreams” (sogni coraggiosi) i cui risultati sono stati pubblicati quest’anno dalla rivista JAMA Neurology e riportati dallo stesso Zamboni al Veith Symposium di New York. Lo studio controllato randomizzato in doppio cieco, con confronto tra angioplastica delle vene del collo e non-trattamento, prevedeva come parametri di valutazione l’andamento della disabilità clinica e l’accumulo di nuove placche di demielinizzazione, verificate con risonanza magnetica a 6 e 12 mesi dall’inizio dello studio. Dei 400 pazienti arruolati, solo 115 partecipavano alla ricerca perché molti rifiutavano l’idea di essere avviati al gruppo di non-trattamento. La disabilità clinica quantificata oggettivamente in base a 5 aspetti funzionali (controllo della deambulazione, equilibrio, destrezza manuale, minzione e acuità visiva) era simile nei due gruppi. Anche per quanto attiene alle placche vecchie o neoformate non emergevano differenze “statisticamente significative” tra i soggetti sottoposti ad angioplastica venosa e quelli non operati. Tuttavia, la percentuale di soggetti privi di nuove placche a 12 mesi era leggermente inferiore nel gruppo di controllo (60% vs 80% dei sottoposti ad angioplastica) e ciò lascerebbe intravvedere una possibile utilità di tale intervento solo in un sottogruppo di pazienti, per altro non ancora ben definito.