Le polveri che “galleggiano” nell’aria derivano da fonti naturali o dall’attività dell’uomo e sono molto eterogenee (pollini, metalli, cenere, fumo, emissioni di autoveicoli/aerei/stufe, inceneritori e altro ancora). La loro dimensione può oscillare da pochi nanometri (1 nm è pari a 1 milionesimo di mm) a centinaia di micron (1 mm corrisponde a 1 millesimo di mm). Pericolose sono quelle più piccole come le PM10 – sigla che sta per Particulate Matter – che hanno diametro eguale o inferiore ai 10 millesimi di mm (10mm) e, specie quelle vicine a 1 micron di diametro, in quanto raggiungono gli alveoli polmonari e determinano le conseguenze più serie. In Europa i decessi legati all’inquinamento da PM10 sono circa 400 mila ogni anno e la rivista “ The Lancet” riporta che nel 2015 le morti provocate dallo smog in tutto il mondo sono state 9 milioni, un numero più che doppio rispetto a quello dei decessi per AIDS, malaria, tubercolosi e alcolismo. La maggioranza dei decessi si registra tuttavia nei Paesi a basso reddito, dove fino a poco fa l’industrializzazione era ancora sul nascere e dove le auto in strada erano molto meno rispetto a quelle dei Paesi industrializzati. Dato sorprendente*, che solleva per altro decise critiche metodologiche da parte del prof. F. Battaglia chimico-fisico di Modena, è quello affiorato da una ricerca tedesca secondo la quale in Germania le PM10 derivate dal traffico autostradale (6.800 tonnellate) risultano molto simili alle PM10 legate al fumo di sigarette (6.100 tonnellate). Interessante, però, è che nel 2000 le PM10 da emissione di autovetture erano 3 volte maggiori, ciò che dimostrerebbe che sul traffico si è fatto qualcosa di più che sul fumo. La battaglia per arginare il danno delle polveri sottili dovute al traffico avrebbe avuto dunque un certo successo e bene fanno i sindaci di tutto il mondo ad occuparsene specie in periodi critici, ma le perplessità sull’efficacia dei provvedimenti assunti non mancano. Gli espedienti tipo “targhe alterne” o “giornate a piedi” adottati in molte città, risultano infatti poca cosa specie se devono “paradossalmente” scontrarsi con la seducente promozione finalizzata alla vendita sempre maggiore di autoveicoli e con la non rara insufficienza dei mezzi pubblici. Come se raccomandando di non fumare si aumentassero nel contempo le tabaccherie. La spinta all’acquisto di auto é formidabile e la stessa Formula 1 concorre al mito, velocità inclusa (ma il cittadino normale per molto meno si becca una multa consistente). E le auto elettriche? Soluzione fantastica, ma dove si troverà l’elettricità necessaria se parte dei miliardi di cinesi, indiani e africani sostituissero la bicicletta con l’auto? E poi, i benzinai e gli addetti alla lavorazione del petrolio nel mondo, come li impiegheremmo? Dura quaestio, poveri Sindaci!
* (https://www.ideegreen.it/cos-e-il-pm10-68497.html)