Sull’assurda querelle alimentata dagli anti-vaccino non si dovrebbe spendere altre parole. Le divergenze  ci possono stare e vanno dibattute ma “inter pares”, non tra virologi esperti e antagonisti ignoranti. Questo aggettivo non vuol assolutamente essere offensivo, ma solo coerente con l’etimo indicando solo individui non preparati su uno specifico tema. Ai lettori che vogliono capire senza preconcetti propongo uno libro appena uscito (C1V  Edizioni, Roma) che definirei “ante partes”, scritto da Francesco Maria Galassi, dal titolo “Un Mondo senza Vaccini”. L’autore non entra direttamente nel dibattito ma ci costringe a guardare indietro nei secoli, quando il mondo non disponeva né di vaccini né di antibiotici, e gli agenti infettivi falcidiavano milioni di persone. Per Galassi è facile andare molto indietro nel tempo in quanto egli è noto esperto di “paleopatologia”, disciplina che studia le malattie e le loro conseguenze analizzando antichi resti scheletrici o mummificati (mummie artificiali come le egiziane o naturali come Õtzi) con tecniche innovative (Tac, Risonanza Magnetica, Endoscopia, DNA residuo). La paleopatologia è in qualche misura diversa dalla “storia della medicina” che si occupa di medici e terapie del passato utilizzando fonti storico-letterarie. Galassi ci presenta insomma una fotografia la più nitida possibile di come in era pre-vaccini l’uomo era aggredito dagli agenti infettivi (virus, microbi parassiti) e delle tragedie provocate dalla loro incontrastata  aggressione nei secoli. Colpisce davvero che l’Autore appena ventottenne, attualmente Assistente all’Università di Zurigo (ma italianissimo, nato a Santarcangelo di Romagna), sia già di solida preparazione acquisita in prestigiosi centri esteri (Londra, Oxford, Flinders). Non ha caso la rivista statunitense Forbes lo ha considerato nel 2017 “uno degli under 30 che cambieranno l’Europa nell’ambito della scienza e dell’healthcare”. La maturità delle riflessioni che l’autore così giovane fa nel libro ha colpito in particolare chi scrive (le cui cifre anagrafiche -ahimè!- sono esattamente invertite). Nel libro di Galassi affiorano particolari agghiaccianti circa le epidemie del passato pre-vaccini, specie quelle causate da vaiolo e polio, ma pure quelle di tetano, morbillo, pertosse, difterite e tubercolosi.  Malattie che  oggigiorno vengono ignorate o irresponsabilmente sdrammatizzate, si ignorano le morti che comportano e il calvario dei soggetti affetti, ingenuamente convinti che tali malattie siano quasi scomparse  o meno pericolose (ciò che in parte è vero ma proprio grazie ai vaccini) e che le armi per sconfiggerle siano adeguate. Il libro, pur rigoroso, è “divulgativo”, alla portata di un normale lettore di quotidiani ma è così ricco di dati e di cifre che è impossibile tentarne una sintesi dettagliata, benché sia doveroso stressarne i concetti fondamentali. Alla luce di ciò che si sa sui flagelli di malattie millenarie Galassi fa notare che  le vaccinazioni introducono ”una cesura tra sue mondi: un mondo antico fatto di miseria e sofferenza in cui adulti e tantissimi bambini sono morti a causa di patologie [contagiose, NdA] e il mondo di oggi, in cui possiamo efficacemente prevenirle grazie ai vaccini”. E ancora: “Tra quei tanti bambini morti in un mondo senza vaccini avrebbero potuto esserci compositori più sublimi di Mozart, fisici più grandi di Galileo, poeti maggiori di Dante”. Purtroppo, salvo eccezioni, gli agenti infettivi -insiste Galassi- sono però sempre lì, indeboliti ma a causa del irrazionale calo vaccinale sempre pronti a “riconquistare lo spazio che hanno avuto nei millenni”. Un invito a non cadere nel tranello dell’”occhio non vede, cuore non duole”: non occorre essere personalmente vittima di una epidemia, basta ricordare ciò che è successo nei secoli. Non è necessario vedere gente che zoppica per convoncersi che la poliomelite non è ancora debellata e che decenni fa, zoppia a parte, alcuni  soggetti poliomielitici potevano sopravvivere solo se ingabbiati nel “polmone d’acciao”. Pure la difterite non fa più notizia e ci si dimentica che  il croup difterico può essere letale senza una tracheotomia d’urgenza o che il morbillo, recentemente in forte ripresa, è tutt’altro che una banale malattia esantematica. Anche la possibile mutabilità dei virus e la resistenza agli antibiotici, dovuta in primis al loro abuso improprio, costituisce una immanente insidia che Galassi non manca di sottolineare nelle conclusioni. Un libro chiaro, da leggere per poi riflettere. Prima di farsi delle opinioni emotive.