Torniamo a parlare in rubrica di allergie perché ci sono alcune novità importanti concernenti la normativa. La Gazzetta Ufficiale (18 marzo 2017) riporta infatti anche a proposito delle allergie le nuove decisioni nel contesto dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Il precedente “Decreto Appropriatezza” limitava sensibilmente le prescrizioni del medico di medicina generale (MMG) e aveva perciò sollevato non poche rimostranze. È ora invece consentito al MMG di prescrivere il dosaggio delle immunoglobuline IGE “specifiche” presenti all’esordio di una reazione allergica. Le IgE sono prodotte dalla mucosa respiratoria o intestinale e reagiscono contro allergeni locali inalati e rispettivamente alimentari, come pure si legano a cellule che producono istamina (mediatore chimico della reazione allergica). Si tratta sia dei “mastociti” presenti nelle mucose e nella cute, sia degli analoghi granulociti basofili circolanti nel sangue. Mentre il saggio delle IgE totali (Prist Test) attesta solo la presenza di una reazione anticorpale, il riscontro di una IgE “specifica” contro un determinato antigene (RAST test o test di radioassorbimento) consente l’identificazione dell’elemento scatenante. Il classico RAST test per le IgE è oggi sostituito da tecniche di dosaggio più raffinate. I nuovi LEA prevedono la prescrivibilità di IgE specifiche fino ad 8 allergeni per pannello. Ad esempio, un pannello per allergo-test alimentari comprende principalmente albume, latte, gamberi, pesce, pesca, nocciola, arachidi/soia e glutine e quello per allergeni inalanti il gatto e altri animali domestici, la betulla, la parietaria, il cipresso/olivo mediterraneo, l’ambrosia trifida e specie congeneri, l’Erba mazzolina, funghi come l’Alternaria, acari come il Dermatophagoides farinae. Secondo uno studio riguardante 1000 pazienti con allergia respiratoria o cutanea, grazie alle IgE specifiche e all’anamnesi accurata, una diagnosi corretta migliora dal 54% al 87%. Tralasciando al momento le allergie da farmaci, veleno di insetti, e metalli come in primis il nickel (allergia da contatto indagata con i “Patch test”), si può concludere che la diagnostica delle allergie respiratorie e alimentari ha registrato sicuri progressi. Tuttavia, è comune esperienza che il numero dei test falsi positivi (cioè + in soggetti senza sintomi) e falsi negativi (cioè – in allergici sintomatici) deve rendere prudenti nell’interpretazione. Non è inutile ricordare che sei società nazionali di nutrizione clinica, dietoterapia e diabete ritengono privi di validità una serie di test (citotossici, saggio delle Ig4, kinesioterapia applicata, VEGA, biorisonanza, iridologia, analisi del capello, pulse test, strenght test, riflesso cardioauricolare). Ciò spiega l’attuazione di tali esami a pagamento soltanto in laboratori privati. Vecchia storia.