Lo Shiatsu è una tecnica manuale basata sulla pressione ritmica esercitata perpendicolarmente, in primis con i polpastrelli delle dita e con il palmo delle mani, in corrispondenza degli stessi punti (“acupoints”) previsti dall’agopuntura e dislocati lungo mai dimostrati 12 meridiani comuni (più 8 straordinari). È dunque una digitopressione, e non un massaggio, ritenuta capace dai fautori di diffondere un’energia vitale (“Ki” o “Qi”) in tutto l’organismo che sollecita l’auto-guarigione. Introdotto in Giappone da monaci buddisti nel VI secolo, lo Shiatsu ha avuto una certa diffusione anche in Occidente. In Italia (gennaio 2013) il Ministero ha indicato alcuni elenchi di associazioni di Shiatsu-terapeuti precisando per altro che ciò ”non costituisce in alcun modo un riconoscimento giuridico della professione da essi esercitata e un giudizio di affidabilità”. Ci si chiede allora perché riconoscere tali manipolazioni prive di una documentazione oggettiva di efficacia. In effetti, i rapporti pubblicati in letteratura sono spesso aneddotici e scadenti. Una rassegna sistematica di qualche anno fa, la più completa apparsa in letteratura, e per di più su una rivista schierata pregiudizialmente a favore delle medicine alternative, ha cercato di dirimere la questione. Delle 1714 pubblicazioni consultate venivano selezionati 9 studi in pazienti trattati con lo Shiatsu e 71 in quelli sottoposti ad acupressione. Nelle conclusioni si legge che la patologia per la quale Shiatsu e acupressione mostrano “una certa efficacia” é costituita principalmente da dismenorrea, nausea post-operatoria, vomito e turbe del sonno in anziani ricoverati. Scarsi i benefici riscontrati invece in pazienti con sintomi urologici, demenza, stress, ansia e broncopatie. Tuttavia, nella discussione dell’articolo, gli autori stessi denunciano limiti così importanti dello studio da rendere fragili le loro stesse conclusioni. Limiti significativi sono intanto le casistiche troppo modeste, la mancanza di un indispensabile monitoraggio a distanza dal trattamento (“follow up”), l’eccessiva fuoriuscita  dello studio (“drop outs”), legata all’inefficacia del trattamento, la frequente mancanza di un gruppo di controllo (ossia non trattato) e della cecità (pazienti e curanti non erano “ciechi” ma a conoscenza del trattamento erogato) e, infine, la mancanza di randomizzazione in molti trial. Ciò significa che i pazienti erano stati assegnati non “a caso” al trattamento o al non trattamento, requisito fondamentale pure questo in uno studio rigoroso. In conclusione, gli autori da un lato segnalano una certa efficacia dello Shiatsu e dell’acupressione sul dolore e sull’insonnia ma, dall’altro, riconoscono che sono necessari studi ben più rigorosi per dimostrare una sua efficacia “specifica”, vale a dire superiore all’efficacia media ben nota del placebo.