COLON IRRITABILE RIVISITATO: VECCHIE INCERTEZZE, QUALCHE PROGRESSO (PARTE PRIMA) 16 gennaio 2018
Gen 27Oltre alle malattie serie, che magari si possono guarire, ci sono malattie non gravi ma intermittenti/persistenti, che risultano difficili da trattare. Una è la “sindrome del colon irritabile (SCI)”. La diagnosi viene posta quando non si riscontrano né danni anatomici dell’intestino né alterazioni biochimiche. Recenti evidenze suggeriscono però che una peculiare base fisiopatologica può favorire i sintomi e che la SCI non è né probabilmente un’unica malattia né un disturbo puramente psichiatrico o psicosomatico. Una rivisitazione della SCI è stata puntualmente fatta da un vecchio amico statunitense N.J. Talley, grande esperto del settore. Egli ricorda che in base ai criteri internazionali (noti come “Roma 4”) la diagnosi clinica si pone quando coesistono dolori ricorrenti e gonfiore addominali, correlati “in qualche misura” con la defecazione e/o associati a variazione nella frequenza delle scariche (da stitichezza a diarrea con possibili intervalli di normalità) e nella conseguente consistenza/forma delle feci. La diagnosi richiederebbe inoltre che i sintomi si presentino almeno una volta alla settimana nei 3 mesi precedenti e che persistano almeno per 6 mesi. La SCI può essere solo fastidiosa o alterare la qualità della vita e l‘attività lavorativa al punto tale -scrive Talley- che i pazienti rinuncerebbero ad anni di vita pur di beneficiare di una cura prontamente efficace. In Occidente la prevalenza della SCI oscilla tra il 10 e il 18% e una diagnosi corretta dovrebbe ridurre i costi di esami ingiustificati o inutili, limitando la aleatorietà della cura che comunque non può essere univoca e sempre la stessa dati 8 sottotipi della SCI (a prevalente stipsi, a prevalente diarrea, di tipo misto). Un problema pregiudiziale è dunque quello di quali esami fare per escludere una patologia organica e arrivare ad una diagnosi ragionevolmente plausibile. Molti esami del sangue sono solitamente attuati ma hanno scarso significato se non per la tranquillità del paziente, che per altro è un elemento non da poco. Il saggio della proteina C-reattiva (espressione generica di infiammazione) e i test sierologici per la celiachia sono utili in quanto una meta-analisi recente dimostra che l’intolleranza al glutine è di fatto più frequente nei soggetti con SCI rispetto ai normali. Nella variante di Colon irritabile a prevalente stipsi potrebbe essere opportuno a giudizio del medico escludere in certi casi una ostruzione intestinale o un alterato riflesso defecatorio (“dissinergia del pavimento pelvico”) o un ipertono dello sfintere anale che richiedono però esami “antipatici”, complessi e non sempre disponibili. Di possibile utilità il saggio della “calprotectina” nelle feci che, se nei limiti, fa escludere con buona sensibilità e specificità una infiammazione cronica intestinale anche senza la colonscopia.