Assistiamo a violenze quotidiane di ogni genere ed è alquanto diffuso il tentativo di individuare un responsabile unico. La diffidente ostilità nei confronti della “razza nera” è un esempio piuttosto frequente. Si ignora però, e mi dispiace per Hitler che si riteneva di pura razza  ariana, che…siamo tutti Africani!  È in Africa, infatti, che si  sono sviluppate le più importanti specie del genere Homo che hanno caratterizzato le varie tappe dell’evoluzione umana. In Africa, furono ritrovati nel 1974 i resti fossili di “Lucy” (questo il suo nomignolo), un ominide femmina risalente a 3.250.000 anni fa. Molto dopo, all’incirca 200.000 anni fa, ma sempre in Africa, nacque l’Homo sapiens, specie alla quale appartengono “con identico DNA” tutte le popolazioni del pianeta. Le differenze esteriori, la più vistosa è il colore della pelle, sono conseguenza nell’arco di tempi lunghissimi dell’adattamento all’ambiente che ciascuna popolazione ha dovuto compiere. Un aneddoto emblematico ad hoc riguarda  Albert Einstein: sbarcando a Ellis Island negli Stati Uniti nel 1933 per sfuggire al nazismo che voleva sterminare la “razza ebraica”, dovendo compilare un modulo che prevedeva la voce “razza”, avrebbe scritto semplicemente “umana”.

Le etnie, invece, sono tutt’altra cosa e anche chi non è razzista fa dei ragionevoli distinguo. Esse sono comunità di persone che condividono lingua, religione, abitudini alimentari, credenze varie, riti, usi, tradizioni. Queste differenze culturali, a prescindere dalla razza che è unica, possono provocare (a volte comprensibilmente) atteggiamenti ostili o vero odio nei confronti di altre etnie, odio spesso permeato, benché non sempre, da componenti religiose. Ci sono esempi clamorosi e sconcertanti. Nella basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, le risse tra monaci armeni e greco-ortodossi sono eventi frequenti specie durante la Pasqua Greco-ortodossa per la cerimonia del Fuoco Sacro (nel corso della quale i fedeli ritengono che sia lo Spirito Santo ad accendere le candele). In Irlanda del Nord il conflitto tra cattolici  protestanti (stessa razza e stessa lingua, stesso Dio) prima del 2007 aveva fatto registrare 3500 morti (in una popolazione di meno di 2 milioni di abitanti!) e circa il 70% dei ragazzi tra 18 e 25 anni non hanno manco oggi rapporti abituali con i coetanei dell’altra comunità irlandese. E l’etnia araba? Sunniti  (il 90% dei mussulmani nel mondo, in primis in Arabia Saudita) e sciiti (in primis in Iran), pur credendo nello stesso Allah e andando insieme alla Mecca sono in perenne conflitto aperto o mascherato. Insomma, anche chi non è razzista, come chi scrive, certe etnie ha il diritto di non digerirle, quelle per esempio che considerano la donna una schiava da “adoperare”, che non la lasciano studiare, né votare, né guidare la macchina o che (il massimo dell’orrore!) praticano l’infibulazione delle bambine. Concludo allora con un auspicio di sapore deamicisiano: che ogni etnia, se vuole essere accettata internazionalmente, si attivi a firmare e a rispettare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani formulata a Parigi (10/12/1948). Il primo articolo della Dichiarazione recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Auspicio patetico, lo so bene.