Sarà a causa della mia esperienza clinica vissuta intensamente per cinquant’anni, confesso che io non ho mai guardato la serie televisiva Grey’s Anatomy. Questo non perché ho dei preconcetti sulle trasmissioni che riguardano la medicina o la chirurgia e, anzi, le vedrei con favore purché realizzate da competenti per informare e non per “stupire” o per aumentare soltanto l’auditel. Su Grey’s Anatomy, pertanto, non potrei dare alcun giudizio personale  né mai avrei pensato di scriverci su se non fosse uscito nel 2018 un articolo sulla rivista USA ”Trauma Surgery & Acute Care Open” che rivolge molte critiche a questa trasmissione televisiva. Di fatto, gli avvenimenti filmati creerebbero una distorsione della realtà per quanto attiene a tutta una serie di elementi e in particolare: il trauma spesso inabituale di chi arriva al pronto soccorso, la insolita velocità di guarigione dei pazienti (scarse le sequele complicative), la più frequente mortalità, la “carineria” di tutti (medici, medichesse e infermieri), tra l’altro sempre molto avvenenti oltre che professionalmente superbravi. Il tutto condito con scene di attriti vari tra i membri dello staff o con vicende amorose più o meno piccanti, non impossibili anche nella realtà ma mai -è proprio il caso di dirlo- così “cinematografiche”, tra una flebo e una registrazione del battito cardiaco. In altre parole, ciò che si riscontra nel filmato televisivo dà una rappresentazione falsata e irrealistica di pazienti, di personale sanitario e pure degli esiti terapeutici. Per quantificare la discrepanza tra realtà e finzione televisiva gli autori dell’articolo hanno confrontato le storie dei pazienti  protagonisti in 269 episodi di Grey’s Anatomy con quelle di 4812 pazienti traumatizzati reali ricavati da una banca dati nazionale. Sorprenderà i fans della trasmissione, ma il tasso di mortalità risulta 3 volte maggiore in Grey’s Anatomy  (22%) che nella vita reale (7%). Altra discrepanza vistosa: il 71% dei pazienti in TV passa direttamente dal pronto occorso in sala operatoria, contro solo il 25% dei pazienti “veri”. Nella fiction, inoltre, i pazienti trasferiti in una struttura di assistenza a lungo termine sono solo il 6% contro il 22% dei pazienti veri  ripescati negli archivi. Sarebbero infine troppo bravi i chirurghi di Grey’s Anatomy, dato che il 50% dei pazienti gravi sono dimessi già dopo una settimana, più del doppio di quelli veri (20%). È comprensibile che i produttori puntino principalmente sui momenti di forte suggestione emotiva, ma ciò comporta una percezione distorta della realtà e a false aspettative dei telespettatori. La distorsione maggiore di Grey’s Anatomy, per chi scrive, è però quella di sorvolare sul fatto che in USA vengono curati bene e prontamente solo i possessori di robusta carta di credito. Ma forse non è compito del regista.