Gli eventi embolici facilitati dalla trombosi venosa degli arti inferiori penalizzano di più i pazienti con cancro che i soggetti non tumorali. La prevenzione anti-embolismo si basava fino a pochi anni fa sulle iniezioni sottocute di eparina (anticoagulante naturale “diretto”, ad azione immediata), sostituite poi dal coumadin anticoagulante orale “indiretto”, da assumersi in dose variabile (il coumadin inceppa la funzione della vitamina K). Studi clinici controllati per confrontare l’efficacia di queste 2 diverse strategie mostrano che la ricorrenza dell’evento tromboembolico é dell’11% nei pazienti in coumadin e del 7% per l’eparina a basso dosaggio, mentre il rischio di sanguinamento è equivalente. Nei pazienti con cancro già colpiti da fatti embolici le linee guida raccomanderebbero pertanto un trattamento a lungo termine con eparina, cura poco gradita dai pazienti dato che richiede iniezioni sottocutanee per tempi lunghi. Un terza strategia, già trattata in precedente rubrica  prevede l’assunzione di nuovi anticoagulanti orali (NAO), quali Apixaban, Rivaroxaban, Edoxaban, Dabigatran, diversi dal coumadin in quanto a dose fissa e ad azione diretta (anti-trombina o anti fattore X attivato). A differenza del coumadin, i NAO evitano al paziente la seccatura di un prelievo periodico di sangue per controllare lo stato della coagulazione che deve oscillare entro certi limiti (INR tra 2 e 3). Questi anticoagulanti “nuovi” (in realtà qualcuno compie già i 10 anni!), già approvati per il trattamento del tromboembolismo acuto, risultano almeno altrettanto efficaci di eparina e coumadin anche nella prevenzione del rischio tromboembolico dei pazienti affetti da cancro. Un recente studio multicentrico su 1050 pazienti con cancro già colpiti da tromboembolismo acuto ha confrontato eparina sottocute ed Edoxaban 60 mg al giorno. Parametri di giudizio erano l’insorgenza di eventi embolici e/o emorragici nell’arco di 12 mesi. Gli emboli risultavano meno frequenti nei pazienti in Edoxaban (7,9% vs l’ 11,3% in quelli trattati con dalteparina), ma gli episodi di sanguinamento del tratto digestivo superiore erano, almeno nei soggetti con cancro gastrointestinale, più numerosi nei pazienti in Edoxaban (6,9%) che negli eparino-trattati (4.0%). Ciononostante, dopo 6 mesi il 40% dei pazienti mostrava di preferire l’Edoxaban che risulterebbe pertanto la profilassi vincente (versus il  29% che continuava con l’eparina). La preferenza dei pazienti non va ignorata, perché il gradimento favorisce l’attenzione con cui il paziente tumorale è disposto a seguire la cura del medico (buona “compliance”), aspetto di estrema importanza in terapia. Nella profilassi trombo-embolica i NAO vanno per altro evitati in pazienti tumorali con associata insufficienza renale e usati con prudenza in quelli con cancro del tratto gastrointestinale.