Problema ricorrente è se il caffè fa bene o male e la letteratura non è omogenea. L’attenzione spesso si è concentrata sulle sostanze contenute nel caffè e sui loro effetti “teorici” più che sulla registrazione oggettiva degli effetti su grandi numeri di consumatori. Mesi fa un articolo sul British Medical Journal intitolato “Coffee consumption and health: umbrella review of meta-analyses of multiple health outcomes” (Consumo di caffè e salute: rassegna a largo raggio di meta-analisi di vari esiti sulla salute) ha rinnovato l’attenzione a benefici e rischi del caffè pubblicando la più vasta revisione esistente di ben 219 meta-analisi. Da non dimenticare che una meta-analisi non è uno studio singolo, ma una raccolta qualitativa e ponderata di studi controllati i più omogenei e rispettosi possibile di alcuni requisiti metodologici, riguardanti sia osservazioni retrospettive che studi randomizzati prospettici. L’analisi della casistica complessiva analizzata dai ricercatori, veramente ragguardevole, é troppo complicata sotto il profilo metodologico e non ci consente di entrare nei dettagli. Basti ribadire che gli autori hanno cercato di definire il rapporto tra consumo di caffè e disparate conseguenze sulla salute in popolazioni adulte di varia etnia, in tutti i Paesi e in varie aree. In parziale disaccordo con indagini del passato, lo studio sul BMJ dimostrerebbe che nei soggetti usi a consumare da 3 a 4 tazze di caffè al giorno c’é una riduzione del rischio di mortalità generale, di mortalità cardiovascolare e di patologia cardiovascolare. Rispetto ai consumatori di quantità inferiori o in non bevitori di caffè risulterebbe diminuito pure il rischio di  patologia tumorale e di malattie neurologiche, metaboliche ed epatiche. L’abuso di caffè potrebbe essere dannoso solo nelle donne incinte (parto prematuro, microsomia fetale, malformazioni), nelle quali aumenterebbe pure il rischio di fratture ossee (assente nei maschi). Gli stessi autori, consapevoli che gli studi osservazionali (che sono maggioritari nella loro ricerca) offrono spesso il fianco a distorsioni interpretative, prudentemente auspicano ulteriori studi prospettici randomizzati. I dati devono inoltre essere corretti (ciò che gli autori per altro hanno fatto) eliminando fattori confondenti, in primis il fumo eventualmente concomitante. Caffè non significa naturalmente solo caffeina, ma centinaia di altri composti attivi,  antiossidanti in primo luogo, che non si perdono con la tostatura benché diversi a seconda che il caffè sia filtrato o no, come nell’espresso. È bene infine ricordare che una tazzina di espresso (35-40 cc) contiene circa 50 mg di caffeina, mentre una tazzina con la moka (50 cc) ne contiene più di 100, pressappoco la stessa quantità presente in una tazza di caffè “filtrato” all’americana. Conclusione: “in medio stat virtus” anche per il caffè.