In marzo 2018 la Federazione Nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCEO) ha preso posizione su parecchie questioni, tra cui la discriminazione tra medici maschi e femmine in termini di reddito. Riporta il Relatore F. Anelli che i medici donne nel mondo guadagnano in media il 23% in meno dei colleghi maschi, ciò che per l’ONU costituisce “il più grande furto della storia”. Da un’altra fonte, il rapporto Adepp, risulta che il reddito delle donne non supera il 50 % di quello degli uomini. La discrepanza, almeno in Italia, è particolarmente marcata a seconda dell’aria geografica: ad esempio, il reddito medio delle professioniste in Trentino-Alto Adige ”si posiziona intorno ai 30 mila euro l’anno, mentre quello delle professioniste calabresi si aggira introno ai10 mila euro l’anno”. La discriminazione concerne non solo il reddito ma anche la rappresentatività delle donne medico nei vari settori della medicina (delle donne chirurgo ne abbiamo appena trattato in rubrica), come pure nelle istituzioni e negli ordini professionali .Solo 11 sono le medichesse che risultano Presidenti dell’Ordine, ciò che contrasta con il numero progressivamente crescente delle donne laureate in medicina. In Italia i medici donna sono oggi 159.669, 11,825 le odontoiatre e 4.439 le iscritte a entrambi gli albi. In totale dunque ”quasi 176 mila professioniste che, in tutte le fasce di età sotto i 50 anni, hanno <sorpassato> per numero i colleghi uomini”. Questa contraddizione tra numero alto e reddito basso è criticata da Anelli, che promette soluzioni adatte a correggere una tale palese ingiustizia. A questo scopo la Federazione ha istituito un “Tavolo permanente di confronto tra l’esecutivo nazionale e le presidenti OMCEO E CAO (Commissione Albo Odontoiatri)”. Referente di questo tavolo è una donna (AM Calcagni) e un’altra donna medico (E Bottiglieri) è stata nominata referente del Comitato Centrale, sempre con l’obiettivo di contribuire meglio alla linea politica della FNOMCEO. C’è insomma la dichiarata esigenza di inserire in ogni commissione dell’Ordine e della CAO una presidente donna. Una giovane collega ha scritto al riguardo: ”Noi come donne chiediamo di lavorare per la Federazione per accrescerne la forza e la credibilità, convinte che non è la FNOMCEO che si deve occupare di noi, siamo tutti noi, uomini e donne,che dobbiamo occuparci unitariamente della Federazione”. Chi scrive plaude ovviamente alla nuova strategia “pro-medichesse” dell’Ordine, ma attende però che alle parole seguano dei fatti. Per troppo tempo l’Ordine ha glissato su questa e su altre questioni importanti, più attento non di rado a faccende burocratiche che a sanzionare comportamenti deontologicamente scorretti o colleghi che esercitano in base a presupposti pseudoscientifici con conseguenze talora anche molto serie.