Uno screening prevede l’attuazione di un test diagnostico a tappeto in una popolazione asintomatica. L’obiettivo è quello di cogliere all’inizio dei segni di malattia. Il cancro del colon-retto (CCR) per incidenza e mortalità é il terzo tumore maligno nell’uomo (dopo quello del polmone e della prostata) e, nella donna, il secondo (dopo quello del seno). In Italia si registrano 40 nuovi casi/annoi ogni 100 mila abitanti. Lo screening per il CCR si attua dopo la cinquantina con la ricerca del “sangue occulto” (SO) con metodo immunologico (non influenzato dalla alimentazione) in un campione di feci per tre giorni di seguito oppure, specie se il test risulta positivo, con coloscopia sinistra (“sigmoidoscopia”) o meglio con la pancolonscopia flessibile che esplora l’intero colon. Lo screening endoscopico è giustificato perché: 1. La maggioranza dei cancri si sviluppa da polipi preesistenti asintomatici (che possono però provocare un microsanguinamento non visibile a occhio nudo); 2. I polipi sono asportabili in corso di colonscopia; 3. La degenerazione in cancro di un polipo inizialmente benigno richiede in media intorno ai 10 anni; 4. L’asportazione dei polipi elimina il rischio degenerativo. Secondo la Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro grazie alla ricerca del SO, attuata regolarmente ogni 2 anni, si avrebbe una riduzione di mortalità per CCR oscillante tra il 10 e il 40%. La validità dello screening è confermata pure da uno studio europeo che tra il 2012 e il 2018 ha evidenziato una conseguente riduzione dei decessi del 6,7% negli uomini e del 7,5% nelle donne. Importante è che lo screening sia attuato con regolarità da soggetti adeguatamente informati dal medico curante e che siano disponibili delle strutture sanitarie idonee. Circa l’esame endoscopico, è poi auspicabile che gli esecutori siano capaci di esplorare il colon fino al cieco. Inoltre, gli endoscopisti non devono essere meno attenti influenzati dalla consapevolezza che essi stanno esaminando soggetti prevedibilmente normali. Fatti salvi questi requisiti, lo screening deve realisticamente considerarsi prezioso sia per l’individuo, che vede significativamente ridotti il rischio tumorale e la mortalità, sia per la spesa socio-sanitaria (rapporto costo/benefico a netto favore del beneficio). Queste conclusioni sottolineano quanto grave e inaccettabile sia la vistosa differenza nel ricorso allo screening per cancro CCR tra Nord (accesso possibile per il 71,6% della popolazione) e Sud (7% della popolazione), dieci volte di meno. Se non si interviene ciò comporterà un incremento dei decessi CCR-correlati molto maggiore nel meridione. Ma che Paese è mai questo? O si cambia, o dovremo dare ragione a Klemens von Metternich secondo cui “L’Italia è solo un’espressione geografica” (significato della frase per altro controverso).