Transessuale (spesso usato come sinonimo di transgender) è la persona il cui sesso biologico non coincide con quello psicologico. Questa dicotomia è fonte per il trans di sofferenza, malessere e disagi vari. Una quota di tali soggetti si sottopone a cure ormonali e chirurgiche per scostarsi dal sesso presente alla nascita ed avvicinarsi a quello più coerente con la propria psicologia (prescindiamo dai trans la cui scelta avviene nell’ottica di un meretricio sui generis). Occorsa alla mia osservazione è stata una giovane mia assistente di 25 anni, così “normale” come look e comportamento che, fino al momento del suo spontaneo “coming out” con me, io la consideravo un assistente maschio. La collega si era sottoposta a mastectomia, istero-annessiectomia, terapia protratta ad alto dosaggio con testosterone e alla “falloplastica” (applicazione di un neo-pene realizzato con tessuti prelevati da altre zone del proprio corpo). Un percorso grossomodo inverso lo farà il trans maschio. Necessario sottolineare come pochi si interessino alle profonde modificazioni anatomo-biologiche e psicologiche subite dai trans e alle peculiari patologie cui questi soggetti potrebbero andare incontro (in primis necrosi dei tessuti trapiantati, infezioni sovrapposte, sequele endocrino-metaboliche, contagiosità?). Prevale inevitabilmente la curiosità morbosa riguardante quasi esclusivamente la funzione dei neogenitali acquisiti. Quest’anno l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) si è proposto di “individuare gli specifici bisogni sanitari dei transgender, indirizzarli verso percorsi di assistenza adeguati, e cercare di definire meglio le dimensioni di questa fascia di popolazione” la cui frequenza in effetti é probabilmente sottostimata. In Italia, secondo la dottoressa M. Pierdominici, ricercatrice del Centro di riferimento di Medicina di genere dell’ISS, i trans sono circa 400 mila. L’esigua numerosità, la scarsa attenzione sociosanitaria nei loro confronti e la loro ritrosia a consultare un dottore contribuiscono all’ignoranza specifica dei medici di base o ospedalieri nei confronti delle speciali esigenze sanitarie che i trans potrebbero avere. L’inchiesta dell’ISS sembra dunque quanto mai opportuna. Le semplici infezioni urogenitali, ad es., possono avere caratteristiche peculiari affrontabili con difficoltà dal medico che non ha mai visitato un transessuale. In caso di problemi medici in questi soggetti, derivati dai trattamenti ricevuti o anche insorti indipendentemente, i trans si rivolgono pertanto abitualmente al team chirurgico che ha attuato la trasformazione sessuale, il quale non è necessariamente qualificato a trattare patologie “internistiche”, per esempio metaboliche o ormonali, favorite dalla trasformazione di genere. Con il cambio di sesso una serie di problemi, invece che cessare, risultano appena all’inizio.