La farmacologa G. Coruzzi mi conferma che in base ai dati della OMS e dei prontuari nazionali risulta che i principi attivi singoli sono circa 600 ,che in associazione diventano un migliaio. I composti essenziali superano di poco i 400, a fronte di più di 13 mila preparati commercializzati. Tra i farmaci di efficacia “specifica” non provata vi sono molti di quelli non richiedenti ricetta che superano i 6 mila e gli omeopatici che sono più di 120 mila, cui vanno aggiunti migliaia di “integratori”. Di recente l’EMA (European Medicinal Agency) ha deciso di sospendere 300 farmaci “generici” perché i dati sulla equivalenza forniti dall’Azienda appaiono inaffidabili. È bene ricordare che i farmaci generici o equivalenti (da non confondere con i biosimilari!) sono prodotti che devono avere la stessa efficacia/sicurezza di quelli “originator” autorizzati in passato, di cui però è scaduto il brevetto. Ebbene, per 300 farmaci generici prodotti da una azienda indiana gli studi di equivalenza sono stati giudicati così inattendibili da far sospendere l’immissione in commercio. La sospensione è stata decisa dopo una revisione del Comitato dell’EMA che si occupa dei farmaci per uso umano, al termine di controlli iniziati il 15 dicembre 2016 presso l’azienda indiana Micro Therapeutic Research Labs. Da tale revisione sono emerse “preoccupazioni circa travisamento dei dati e carenze nella documentazione e nella gestione delle informazioni”. In conclusione ”i dati provenienti da alcuni di questi studi sono ‘unreliable‘, ovvero inaffidabili, e non possono essere accettati come base per autorizzarne l’immissione in commercio”. A seguito dell’indagine, la Commissione europea emetterà una decisione giuridicamente vincolante per tutti gli Stati dell’UE, a meno che nuovi dati di bio-equivalenza non vengano forniti. Ogni verifica delle istituzioni preposte al controllo della salute, quali la FDA (Food and Drug Administration) negli Sati Uniti e l’EMA in Europa va visto ovviamente con favore, a vantaggio sia dei cittadini che dei costi sociosanitari, specie in momenti assai critici per la sanità pubblica. Chi scrive, tuttavia, si chiede perché la attenzione sui farmaci indiani sospesi per la non provata equivalenza non si rivolga anche ai preparati omeopatici, quanto meno imponendo che l’etichetta di questi riporti l’avvertenza, obbligatoria ad esempio negli Sati Uniti, che si tratta di prodotti privi di efficacia specifica. Copiare gli USA (almeno per questo aspetto soltanto!) sarebbe cosa buona e lodevole. Infine, -si chiede la farmacologa- che senso ha la continua immissione in commercio di farmaci “me too”, ossia di medicinali fotocopia che non hanno alcun valore aggiunto rispetto a quelli già esistenti della stessa classe quanto a maggior efficacia o a minor tossicità? È da chiedersi chi se ne avvantaggia. Non certo i cittadini.