Abbiamo già affrontato in rubrica il significato di “slow medicine” (“medicina non frettolosa”) della quale molto si è occupato Giorgio Bert (Istituto di Counselling, Torino). In sostanza la slow medicine cerca di recuperare i requisiti che la “buona pratica medica” avrebbe dovuto avere da sempre e che sono andati via via sfumando in parallelo con gli enormi progressi tecnico-scientifici. Questi possono risolvere la malattia di un paziente, ma non essere sufficienti a rispondere alla sua complessità umana ed esistenziale. Di ciò era ben conscia la definizione di salute data nel 1948 dall’OMS e spesso dimenticata: “Uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità.” Il medico convinto di questa filosofia a forte componente etica dovrebbe avere i seguenti requisiti: 1. Saper ascoltare il paziente con attenzione; 2. Prenderlo sul serio; 3. Lasciarlo parlare o, anzi, invitarlo a raccontare dettagliatamente; 4. Informarsi se ha delle difficoltà a seguire la cura eventualmente prescritta; 5. Visitarlo di nuovo, anche a breve, se i disturbi lamentati non passano; 6. Prendere le decisioni del caso sempre coinvolgendo il paziente; 7. Incoraggiarlo a porre delle domande per capire meglio i consigli; 8. Non “avere la mano sulla maniglia della porta” o alzarsi in piedi prima di aver concluso la visita; 9. Non usare o rispondere in continuazione al cellulare durante la visita; 10. Tener conto dell’ambiente familiare in cui il malato vive. A disattendere questa visione che potremmo definire “romantica” della medicina concorre la scarsa sensibilità di certi medici (e talora pure la inadeguata collaborazione di alcuni pazienti), ma giocano pesantemente un ruolo anche gli organici insufficienti, gli appesantimenti burocratici e la sollecitazione che i medici subiscono dalle varie amministrazioni ad attuare visite ed esami in tempi sempre più ridotti. Nessun alibi esiste tuttavia per atteggiamenti sconcertanti di singoli medici che nulla hanno a che fare con la medicina “slow” o “fast” (frettolosa). Esempio scandaloso andato in cronaca qualche giorno fa riguarda una ventisettenne di Chieti, madre da poco, rivoltasi al consultorio della ASL locale per una visita di controllo. La dottoressa l’avrebbe apostrofata pubblicamente così: ”Sei troppo grassa. Come faccio a visitarti? Non riuscirei a vedere l’utero!” La ginecologa rifiuta la visita e invita la paziente a farsi fare un’ecografia da un privato (sic!). In lacrime la paziente chiama i carabinieri e protesta con gli altri operatori del consultorio dai quali riceve per altro conforto e la promessa di aprire un’inchiesta per sanzionare poi l’eventuale responsabile. La laurea in medicina, non è sufficiente ad acquisire un rispetto per il prossimo, per di più bisognoso di consigli medici.