La Federazione degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri realizzato il portale antibufale  “Dottore, ma è vero che…?” che risponde a disparati quesiti dei cittadini e uno di questi riguarda il timore che i migranti aumentino il rischio malattie. Questo tema va affrontato tenuto però conto delle reali evidenze scientifiche. Secondo il sito Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità, dal punto di vista strettamente sanitario la salute dei migranti è controllata in maniera scrupolosa e si é rafforzata ulteriormente dopo l’ondata di migrazione che ha investito l’Italia dalla fine del 2013. I timori di un rischio infettivo sono  favoriti anche dalla visione delle precauzioni (tute, guanti, mascherine) adottate da medici, infermieri e volontari durante le operazioni di soccorso. In realtà, le malattie infettive tra i migranti risultano essere un problema sovradimensionato. Ciò probabilmente si spiega con la giovane età di chi arriva dal Centro Africa dopo un viaggio drammatico che ha certo selezionato i soggetti più sani, mentre le persone malate o più anziane si perdono prima per strada e poi per mare. Di fatto, le condizioni più frequenti degli Africani che sbarcano in Italia sono per molti la denutrizione/disidratazione e la debolezza estrema (specie nelle gravide). Una quota di essi va incontro alla cosiddetta “malattia dei gommoni” costituita da lesioni cutanee/ustioni, provocate dal carburante trasportato a bordo che può rovesciarsi nell’imbarcazione mescolandosi all’acqua salata, miscela che corrode la pelle, provocando potenzialmente ulcerazioni dolorose a rischio infezione. Altra patologia segnalata dal portale antibufale dell’Ordine dei Medici é la scabbia, malattia cutanea non insolita alla fine della seconda guerra mondale ma ormai da noi quasi scomparsa. La scabbia è causata da un acaro che viene trasmesso da persona a persona specie in condizioni di grave affollamento come quelle che si realizzano nei barconi (e nel periodo bellico, nei rifugi/tunnel, al fronte). Malattia non grave in ogni modo, e facilmente curabile. Ben più serio è il timore che il migrante soffra di tubercolosi non trattata o, peggio, refrattaria a causa di una terapia mal condotta in precedenza, preoccupazione questa più che ragionevole. Tuttavia, secondo il Rapporto OsservaSalute 2016, i casi di tbc sono di fatto diminuiti da 7,7 casi/100mila abitanti nel 2006 a 6,4 casi/100 mila nel 2015 e, inoltre, il contagio tra migrante e residente è da ritenersi molto basso. Lo stesso dicasi per l’AIDS, nonostante la sua incidenza nei migranti sia superiore a quella della popolazione italiana. In effetti, il rischio reale di AIDS per i residenti è basso e non dipende comunque dal semplice contatto con i migranti, ma dal mancato utilizzo in situazioni particolari dei dispositivi di protezione quali guanti, preservativi e siringhe