A proposito di morte cardiaca improvvisa (MCI) in calciatori professionisti abbiamo segnalato anni fa che la visita pre-agonistica costituita a partire dal 1982 oltre che dall’anamnesi e dalla visita anche dall’ECG ha portato alla riduzione del 89% della MCI: l’incidenza di questa del 4,2/100mila/anno prima della legge è scesa nel 1982 al 2,4/100mila/anno e nel 1992 a 0,87 per 100 mila/anno. I casi più recenti ben noti in Italia sono stati quelli di Piermario Morosini del Livorno, nel 2012, e quello di David Astori, capitano della Fiorentina in marzo 2018. Evidentemente, i test preliminari non sono ancora sufficienti a svelare al 100% fattori di rischio. Interessante al riguardo un recentissimo studio di ricercatori inglesi pubblicato sul NEJM (agosto 2018) concernente calciatori adolescenti. Più di 10 mila calciatori di età media 16 anni, regolarmente iscritti alla English Football Association sono stati monitorati per 20 anni utilizzando uno screening basato su un questionario sanitario, sulla visita clinica, sull’ECG e sulla ecocardiografia. Obiettivo era quello di registrare a largo raggio eventuali episodi di morte cardiaca improvvisa di adolescenti sottoposti post-mortem al controllo autoptico. Lo screening rivelava anomalie cardiache come causa di morte improvvisa in 42 atleti, pari allo 0,38%, ma un altro 23% di calciatori adolescenti risultava comunque affetto da malformazioni o da anomalie valvolari. In 7 delle 8 MCI (88%), causa del decesso risultavano essere non un infarto ma disordini elettrici, causanti turbe del ritmo con arresto cardiaco in pochi minuti. È importante rimarcare come il 75% degli adolescenti deceduti improvvisamente (come già s’era notato per gli atleti adulti) era risultato del tutto normale allo screening pre-attività agonistica. L’intervallo temporale tra screening negativo e decesso improvviso dei calciatori adolescenti risultava in media 6,8 anni. In conclusione, i ricercatori calcolano che l’incidenza della morte improvvisa può ritenersi di 1 per 14,794 calciatori/anno, pari al 6,8 per 100 mila atleti. Vale sottolineare che la valutazione degli ECG e degli ecocardiogrammi attuata nello screening da due diverse equipe indipendenti operanti “alla cieca” collimava al 100% e suggeriva normalità anche nei 6 giovani calciatori deceduti. Tuttavia, la maggior parte degli esperti ritiene che nessun caso di morte improvvisa può accadere in soggetti cardiologicamente normali anche se sottoposti ad un esercizio fisico particolarmente intenso. Forse ECG ed ecografia non sono esami sufficienti e non è neppure escluso che al rischio di MCI possa concorrere una mutazione del gene CDH2, brillante scoperta italo-sudafricana,: se alterato, questo gene potrebbe indurre sostituzione del tessuto muscolare cardiaco con tessuto adiposo/fibroso e favorire così l’aritmia ventricolare destra.