Non di rado l’opinione pubblica si schiera acriticamente contro il parere degli scienziati (vedi la querelle su Stamina e sui vaccini). Lo stesso è successo negli ultimi anni per altre questioni, come quella riguardante gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Chi scrive, del tutto incompetente nello specifico, non ha preconcetti né pro né contro, ma resta perplesso leggendo un dettagliato articolo sul Foglio firmato da L. Capone. Le possibili “antipatie” del giornalista verso i pentastellati vanno tenute in conto ma, ciò premesso, merita di sottoporre all’attenzione dei lettori i dati da lui riportati. I media scrivono spesso che sugli OGM la comunità scientifica è divisa, ma in realtà non è così. L’istituto demoscopico Pew Research Center riconosce che gli OGM sono sicuri per l’88% degli scienziati ma solo per il 37 % dei cittadini. D’altronde, il prestigioso Plant Biotechnology Journal rimarca come solo 35 articoli su 700 esprimono qualche preoccupazione circa gli OGM, cioè meno del 5%, per di più pubblicati su riviste meno attendibili. “Di questo 5% mondiale di studi anti-OGM -rileva Capone- un po’ meno del 50% è stato prodotto da ricercatori italiani”. Considerando solo la soia, va stressato che “l’87% di tutti gli articoli scientifici pubblicati nel mondo con tono allarmistico su possibili effetti nefasti è stato realizzato unicamente da 2 ricercatori italiani: il Dr. F. Infascelli (Università Federico II di Napoli) e M. Malatesta (Università di Verona), coautrice di uno studio sulla tossicità del mais OGM, contestato “per gravi limiti metodologici e addirittura ritrattato dalla rivista che l’aveva pubblicato”. Anche gli studi di Infascelli, convinto anti-OGM e per questo invitato volentieri nei convegni dei 5 Stelle pur essi contrari alle manipolazioni genetiche, sono stati criticati dalla prof. E. Cattaneo (Università di Milano) per limiti metodologici e per fotografie truccate. Ciò ha persino portato al ritiro degli articoli taroccati e a sanzioni della Federico II, motivate da violazioni molto gravi effettuate con “la volontà di fabbricare un risultato sperimentale non esistente”. I ricercatori del citato Pew Research Center sottolineano inoltre che dei 35 articoli anti-OGM, 20 sono stati condotti in Europa, di cui ben 15 nella sola Italia. Un primato assoluto se si considera che l’Egitto ha contribuito a un giudizio negativo sugli OGM con solo 6 studi. Negli Stati Uniti uno studio soltanto risulta anti-OGM, pubblicato stranamente in Australia. Ultima ipocrisia secondo Capone: nonostante gli allarmi ingiustificati, l’Italia acquista ogni giorno dall’estero tonnellate di soia e mais OGM per realizzare prodotti “made in Italy”. In ogni modo, é auspicabile, che la politica (e la magistratura) restino sempre fuori dalle questioni scientifiche, che possono e devono essere dibattute, ma “inter pares”.