Ricordo opportuno per i non addetti è che gli “screening” sono esami condotti in una fascia ampia della popolazione apparentemente sana o quanto meno asintomatica. Lo scopo è quello di individuare precocemente una malattia, nel caso in questione il cancro del colon-retto (CCR) o i suoi precursori (polipi o adenomi), prima che affiorino dei sintomi. Il  cancro del colon-retto è uno dei più frequenti tumori nella popolazione adulta occidentale, risultando la quarta neoplasia più diagnosticata e la seconda causa di morte per tumore maligno. La situazione è alquanto migliorata da anni proprio grazie ai test di screening (in primis la ricerca del sangue occulto nelle feci con metodo immunologico e la colon-rettoscopia) che hanno aumentato il tasso di sopravvivenza fino al 70%. Nei soggetti ultrasessantacinquenni, purché coinvolti in un programma di screening, i nuovi casi/anno (“incidenza” per medici ed epidemiologi) sono pure sensibilmente diminuiti a partire dagli anni 2000.  Al contrario, in soggetti con meno di 55 anni di età, nell’intervallo 2005-2015 si è registrato un aumento di incidenza del 51% con conseguente aumento della mortalità di ben l’11%. Questo rilievo ha indotto la American Cancer Society ad un aggiornamento delle linee guida precedentemente suggerite. La modifica più importante consiste nell’anticipo del primo test di screening già a 45 anni, specie in soggetti contrassegnati da riconosciuti fattori di rischio, quali la familiarità per tumori – generica e soprattutto specifica- , il pregresso riscontro radiologico o endoscopico di polipi rettali e il consistente fumo di sigaretta. Le linee guida medie raccomandano dunque oggi già agli over 45 di consultare il curante per scegliere con il suo aiuto una delle modalità di screening più adatto o più agevole per il singolo individuo. I test non invasivi dovrebbero tuttavia essere comunque seguiti da un test invasivo, in primis la colonscopia. Pur attenti ai possibili “falsi positivi” (suggestivi di tumore in soggetti che non hanno né tumore né lesioni precancerose) lo screening dovrebbe in ogni caso venire ripetuto ogni 5 anni anche in assenza di sintomi d’allarme, e ciò fino al compimento dei 75 anni di età. Dopo i  75 anni il monitoraggio va continuato solo se ritenuto opportuno dal curante in base a sintomi/segni peculiari di quel determinato individuo. Dopo gli 85 anni, in assenza di elementi sospetti, sarebbe invece sconsigliata la prosecuzione del controllo colonscopico. Secondo l’ American Cancer Society seguire questo iter servirebbe a ridurre significativamente il tasso di incidenza, la sofferenza che caratterizza a un certo momento i malati con cancro del colon-retto (dolori/disturbi addominali, sanguinamento, occlusione) e, ovviamente, la mortalità di una popolazione ancora sostanzialmente giovane e nel pieno dell’attività lavorativa