Il morbo di Asperger (ASP), dal nome del pediatra austriaco Hans Asperger che l’ha descritta per primo nel  1944, ha acquistato una certa notorietà grazie a Beppe Grillo che di recente dal palco del Circo Massimo ha ironizzato sui politici che vanno in TV  descrivendoli come “quelli che –-  al pari degli Asperger –- parlano in quel modo e non capiscono che l’altro non sta capendo. E vanno avanti e fanno magari esempi che non c’entrano nulla con quello che stanno dicendo, con quel tono sempre uguale….”. Tra le tante reazioni la più indignata è stata quella del giornalista, scrittore e conduttore TV Gianluca Nicoletti, affetto da ASP e padre di un figlio autistico. “Non è bello –- scrive Nicoletti –- prendere in giro noi autistici, darci degli psicopatici e usarci come oggetto di scherno”. Personalmente non credo che Grillo intendesse offendere i malati di ASP, anche se il suo scherzare per suscitare qualche risata non è stato il massimo di delicatezza. Ciò ha provocato ovviamente le reazioni (a mio avviso almeno parzialmente strumentali) degli oppositori politici. In rubrica non mi soffermo certo su questa querelle che tuttavia mi dà lo spunto per chiarire ai lettori a grandi linee i fondamentali di questa malattia. L’ASP (la stima della prevalenza è difficile: forse 5-6 casi/10mila bambini, con rapporto maschi/femmine di 5 a 1) condivide alcune caratteristiche con l’autismo, quali difficoltà nella interazione sociale, modalità di comportamento peculiari, attività ripetitive, quasi stereotipate, scarso interesse nell’instaurare relazioni. La malattia di Asperger si differenzia tuttavia dall’autismo per l’assenza di compromissione del linguaggio e l’assenza di ritardo nello sviluppo cognitivo. Doveroso ribadire, in ogni modo, che autismo e malattia di Asperger nulla hanno a che vedere con il vaccino trivalente MPR (anti-Morbillo, Parotite e Rosolia), una ipotesi pseudoscientifica, questa, che è una bufala propinata dal medico inglese A. Wakefield, in seguito radiato dall’Ordine e condannato per frode. L’ASP viene di solito diagnosticata tardi, verso i 10 anni, e solo con la crescita i disturbi del bambino con ASP si rendono più evidenti, ma la diagnosi richiede comunque il concorso di un team medico multidisciplinare. Negli anni molti bambini malati di ASP tendono a migliorare, benché in qualcuno qualche difficoltà nella comunicazione e nella interazione sociale possano persistere. Il quoziente di intelligenza o QI (desunto da test standard) risulta variabile, ma una discreta percentuale di malati di ASP adulti possono svolgere un lavoro regolare, avere una vita indipendente e soddisfacenti relazioni sociali. Molto dipende dal QI, dalle capacità linguistiche e dall’assenza di co-morbidità psichiatriche. Gianluca Nicoletti è la conferma di una evoluzione eccellente che mi fa gioire come uomo e come medico.