È bastato qualche articolo sull’olio di palma e l’etichette “senza olio di palma” hanno concorso al successo commerciale di certi prodotti. Vedendo questo virgolettato non pochi consumatori pensano che esso sia frutto di dati documentati, ciò che non è. Paradossalmente, le avvertenze sui pacchetti di sigarette che attestano come il fumo aumenti enormemente il rischio di cancro del polmoni (e non solo) vengono invece ignorate. Quanto più ignoranti si é nello specifico tanto più si crede facilmente alle dichiarazioni pubblicitarie e si glissa invece su ciò che ci priva di un piacere come il fumo. Molto gettonato di questi tempi è l’acido ialuronico (Ac-I) che sta riscuotendo un successo commerciale grazie soprattutto alle persone affette da artropatie o preoccupate di mascherare i segni del tempo sulla propria faccia, le quali fino a poco prima ne ignoravano persino l’esistenza. L’acido iluronico è un componente naturale fondamentale del tessuto connettivo dell’uomo (cartilagini, tendini, cute, parete vasale) e si trova fisiologicamente anche in distretti extra-tessutali, come ad esempio il “liquido sinoviale” (presente in tutte le articolazioni) e l’”umor vitreo” dell’occhio, fluido gelatinoso trasparente interposto tra retina e cristallino. L’Ac-I è chimicamente uno zucchero, e precisamente un poli-saccaride formato da numerose unità di-saccaridiche. Per le sue caratteristiche esso viene propagandato e impiegato essenzialmente con tre finalità: 1. Come lubrificante da iniettare nelle cavità articolari; 2.  Come cosmetico in creme, lozioni e detergenti per idratare esternamente la cute; 3. come “filler” (termine inglese che sta per “riempitivo”). Quest’ultimo uso prevede la iniezione sottocutanea dell’ Ac-I nelle aree che di più vanno soggette a rughe e a anelasticità (fronte, area peri-labiale, mento, “zampe di gallina”). Come lubrificante si sfrutta la viscosità dell’Ac-I, preziosa a ridurre l’attrito/usura tra le cartilagini articolari. Nelle situazioni 2 e 3 si sfrutta invece il fatto – come rileva la  biotecnologa B. Mautino su ”Le Scienze”- che 1 grammo di acido ialuronico è in grado di “captare” fino a 6 litri di acqua, ed é a questa proprietà che si deve la sua azione riempitiva. Questi effetti sono dunque reali, a prescindere dalla réclame, ma purtroppo l’acido ialuronico viene degradato in qualche mese dal nostro organismo e un unico trattamento non basta. Inoltre, per quanto attiene all’effetto idratante, nonostante qualche dichiarazione aziendale, anche nelle sue versioni a basso peso molecolare l’Ac-I non riesce a penetrare in profondità la barriera cutanea. ”L’unica componente dei cosmetici  che non ha davvero problemi a superare qualsiasi barriera – rimarca la Mautino – sembra essere proprio la pubblicità”. Il vecchio detto “la pubblicità è l’anima del commercio” non ha dunque perso lo smalto. Anzi