Nel mio libro “Fatti Fatterelli Fattacci”, di qualche anno fa, rivelavo che il “Giuramento di Ippocrate”, al contrario di quanto molti pensano, salvo rarissime eccezioni, non viene richiesto ai futuri “dottori” al momento della laurea in Medicina. E non lo si richiede neanche per le versioni successive più moderne del giuramento ippocratico. Nel N° 1 di “Medicus”, pubblicazione curata dall’Ordine dei Medici bolzanino e uscita a fine 2018, si ricorda opportunamente che l’Associazione Medica Mondiale (AMM) ha suggerito 70 anni fa una versione più adatta ai nostri tempi, nota come Dichiarazione di Ginevra, aggiornata a Chicago nel 2017, nella quale si pone un’attenzione maggiore non solo agli obblighi dei medici, ma anche e soprattutto ai diritti dei pazienti. Un quasi-decalogo di indole etica che prevedrebbe in ogni modo un sostegno consistente delle istituzioni. La presidente dell’Ordine di Bolzano, Dr.ssa Monica Oberrauch, ha scritto che chiederà “a tutti i medici di pronunciare solennemente la Dichiarazione di Ginevra”, in linea con l’AMM. È interessante sintetizzare i punti salienti del documento.1. Il medico deve giurare di dedicare la sua vita al servizio dell’umanità; 2. Salute e benessere del paziente, la cui autonomia e  dignità vanno sempre rispettate, devono essere il principale interesse del medico; 3. Il rispetto della vita umana deve essere massimo; 4. il paziente va trattato il meglio possibile, indipendentemente da età, malattia e disabilità, religione, etnia, genere, nazionalità, fede politica, orientamento sessuale, ceto sociale; 5. Il segreto professionale deve essere inviolabile, anche dopo il decesso del malato; 6. Il medico deve esprimere gratitudine  ai propri maestri e riservare  rispetto ai colleghi e agli studenti; 7. Il medico deve condividere il suo sapere a beneficio del paziente e per il progresso delle cure; 8. Il dottore non deve utilizzare le proprie conoscenze mediche per violare diritti umani e libertà civili (neanche sotto minaccia); 9; Il medico deve dichiarare in modo esplicito di prestare il giuramento solennemente, liberamente, sul proprio onore. A prescindere dalla ovvietà e ripetitività di alcune norme, è impossibile intanto non rilevare come l’esistenza di diverse versioni dopo l’iniziale Giuramento ippocratico siano solo in parte giustificate dall’evolvere della società e della scienza. Si deve piuttosto constatare che queste norme per un motivo o per l’altro siano spesso disattese, “pezzi di carta”, come direbbe Bismarck. Molte cose scontate e deamicisiane e, nessun cenno a sanzioni per coloro che violano ciò che hanno giurato di rispettare. Mi chiedo se non basterebbe che i medici ricordassero la raccomandazione di “non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te” o meglio (versione biblica originale) “fai agli altri ciò che vorresti sia fatto a te”, la cosiddetta Regola d’Oro.