Del Premio Ig-Nobel (in italiano suona casualmente “ignobile”) ne abbiamo già scritto più volte. Il premio è una singolare (spesso sgradita!) “onorificenza” assegnata annualmente ai 10 autori di ricerche scientifiche le  ”più strane, divertenti e persino assurde”. Anche nel 2018 la premiazione si è svolta al Sander Theater della Harvard University (ateneo privato a Cambridge, vicino a Boston nel Massachusetts). I vincitori, che devono sobbarcarsi le spese viaggio e pernottamento,  ricevono come premio ironico una banconota da 10 bilioni di dollari dello Zimbabwe, pari a circa 40 centesimi di dollaro USA. Premiatori sono quasi sempre Premi Nobel “veri”. Nella edizione 2018 – come riporta puntualmente Fabio Ambrosino su Recenti Progressi in Medicina – alcuni meritano di essere ricordati. Il premio Ig-Nobel per la Medicina è andato a un gastroenterologo giapponese per essersi lui stesso sottoposto a una colonscopia da seduto (l’intento era sensibilizzare la popolazione circa l’importanza dell’esame). Un secondo Ig-Nobel per la Medicina agli inventori americani di un metodo innovativo atto ad accelerare l’eliminazione dei calcoli renali, basato su 60 giri sulle “Montagne Russe” di un luna park. Secondo i premiati l’essere seduti sui sedili posteriori garantisce un 63 % di successo (escrezione dei calcoli) rispetto al 17% dei seduti sui sedili anteriori. Un Ig-Nobel per la chimica è andato a ricercatori portoghesi per aver essi dimostrato che la saliva umana è un detergente adatto per pulire le sculture del XVIII secolo. Altro Ig-Nobel a un team di urologi per aver essi messo a punto un metodo di misurazione delle erezioni notturne grazie all’utilizzo di una cintura fatta di francobolli. Non è finita: Premio Ig-Nobel a James Cole per i suoi studi sul cannibalismo e, più precisamente, sul valore della carne umana (che risulterebbe meno nutriente). Molti ritengono ridicola questa manifestazione con assegnazione di un premio a ricercatori che sembrano “fuori di testa”  (e almeno in parte lo sono!), dati  gli obiettivi ultrastravaganti delle loro ricerche. Che non si tratti di visionari qualsiasi è dimostrato dal fatto che qualche Ig-Nobel s’è preso poi un Nobel autentico: è il caso del Dr. A. Geim, vincitore nel 2001 deIl’ Ig-Nobel per aver fatto galleggiare nell’aria una ranocchietta  grazie a un campo magnetico peculiare. Dieci anni dopo, Geim vinceva Il Nobel “vero” per aver scoperto il grafene, struttura planare del carbonio covalente. Un solo ricercatore s’è beccato il Premio Ig-Nobel due volte (1991 e 1998): Jacques Benveniste. La prima volta per aver egli “scoperto” un inesistente memoria dell’acqua, e la seconda per aver sostenuto la trasmissibilità della memoria via internet. Altra mazzata per i sostenitori della scientificità dell’omeopatia. Eppure anche l’acqua fresca senza memoria si vende… bene.