In novembre 2018 la Corte di Giustizia della UE ha bocciato il ricorso dell’azienda farmaceutica Novartis dando via libera alle Regioni di rimborsare il farmaco Avastin per la cura con iniezioni intraoculari multiple della “maculopatia degenerativa” dell’occhio. Questa indicazione in effetti non figura tra quelle riportate dal foglietto illustrativo (uso “off label”). La regione Emilia-Romagna ha dichiarato al riguardo: “Una sentenza storica, che farà risparmiare all’Italia centinaia di milioni”. Data la rilevanza dello scandalo, conviene rinfrescare la memoria dei lettori. Avastin (Roche) e Lucentis (Novartis) sono due farmaci utili a bloccare la maculopatia degenerativa (dal 2011 se n’è aggiunto anche l’Eylea ad azione simile). La Roche, produttrice di Avastin, non ha mai insistito perché il proprio farmaco (venduto in flaconi) rientrasse tra le indicazioni ammesse, agevolando così l’uso del medicinale della Novartis. Strano, perché l’efficacia  dei due composti risulta equivalente e le reazioni avverse sono comparabili. Lo scandalo nasceva dal fatto che il Lucentis prodotto dalla Novartis, regolarmente rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale, è approssimativamente 10 volte più costoso dell’Avastin (circa 900 euro versus  90). La sospetta mancata protesta della Roche, era indagata dall’Autorità garante, la quale ha scoperto l’esistenza di un accordo segreto tra le due aziende. L’accordo (di fatto un “cartello” tra aziende finalizzato in questo caso a implementare il ricavo commerciale più che a combattere la concorrenza) era spiegabile dal fatto che la Roche possiede una quota azionaria della Novartis: in altre parole risultava più conveniente alla Roche che si acquistasse il prodotto della ditta concorrente piuttosto che il proprio. L’Antitrust già ne 2014 aveva sanzionato questo singolare intreccio interaziendale con una multa di 180 milioni, multa confermata dal TAR del Lazio. Dopo 2 ricorsi delle aziende contro la sentenza dell’antitrust, il Consiglio di Stato ha chiamato in causa la corte di Giustizia Europea che, come detto all’inizio, ha confermato  la liceità per tutte le Regioni di consentire l’uso, purché in farmacie autorizzate, anche del farmaco “off label” Avastin, rimborsabile pertanto dal SSN al pari del Lucentis. La Regione Emilia Romagna, ha naturalmente accolto con entusiasmo la decisione della UE, orgogliosa di aver sollevato per prima la questione al fine di ridurre le spese sociosanitarie senza danneggiare i cittadini. L’Assessore regionale alla Salute, S. Venturi, ha calcolato che l’uso del farmaco “off label” ha consentito dal 2009 a oggi un risparmio di circa 4 milioni di euro ogni anno. Per chiudere, “good news” in arrivo per i maculopatici: nuovi farmaci che richiedono un’unica iniezione intraoculare a rilascio progressivo del composto e persino un cerotto che eviterebbe ogni iniezione.