I probiotici (alias fermenti lattici) sono batteri vivi spesso raccomandati a bambini (e anche agli adulti) affetti da diarrea di varia natura. La diarrea acuta infettiva, specie in aree povere comporta un’elevata mortalità infantile. Tuttavia, i dati a supporto della loro utilità sono basati su studi clinici del passato metodologicamente difettosi riguardanti poche centinaia di soggetti. Nel 2018 sono stati invece pubblicati 2 studi (1 in USA e 1 in Canada) quasi identici in doppio cieco, con probiotici  confrontati con un placebo, su una casistica  ampia di 1857 bambini dai 3 ai 48 mesi di età, affetti da gastroenterite acuta infettiva di grado medio-severo. Il probiotico canadese conteneva oltre al Lactobacillus rhamnosus pure una minima quota di L. helveticus). Placebo e probiotico venivano assunti 5 giorni dopo terapia con antibiotici  Per i ricercatori “i probiotici contenenti Lactobacillus rhamnosus non riducono significativamente la gravità clinica dei disturbi, a riprova che i batteri usati non sono più efficaci del placebo” per quanto attiene a durata della diarrea, vomito, numero di visite mediche non programmate. Nonostante i risultati ottenuti i ricercatori sono consci che i probiotici in commercio sono molto diversi tra loro per quanto attiene a composizione, capacità di sopravvivere alla aggressione da parte del succo acido gastrico e della bile, capacità di colonizzare il colon fissandosi definitivamente alla mucosa. Non si può inoltre escludere la possibilità che il Lactobacillus rhamnosus,  o altri batteri simili, possano risultare utili in casi singoli di comune gastroenterite pediatrica. In India, ad esempio uno studio placebo-controllato con un probiotico contenente il Lactobacillus plantarum dato a neonati sani nei primi giorni di vita, ha ridotto significativamente il tasso di sepsi e di infezioni respiratorie acute nei primi 2 mesi di vita. Il probiotico usato nello studio indiano condivide con il L. Ramnosus la capacità di colonizzare l’intestino per  periodi prolungati ciò che spiegherebbe i benefìci clinici registrati nei 60 giorni dopo il trattamento immediatamente neonatale. Una qualche (comunque modesta) utilità terapeutica dei probiotici nelle diarree non va dunque esclusa tout court, ma attenzione all’attendibilità di molti messaggi commerciali in TV e in rete, se non supportati da documentazione solida ed esplicita. Sconcerta parecchio, ad esempio, che alcuni probiotici vengano oggi giudicati efficaci ad una concentrazione di bacilli due o quattro volte maggiore di quella usata e propagandata in precedenza, eppure anche allora l’efficacia del prodotto veniva vantata e reclamizzata. Qualcosa evidentemente non torna.