La rivista “Circulation” riporta le nuove raccomandazioni di due importanti società di Cardiologia statunitensi riguardanti la riduzione del rischio coronarico valitato in base non solo alla ipercolesterolemia, alla (eventuale) co-morbidità e alle abitudini dietetiche. Secondo molti cardiologi, tra i quali J. Blumenthal della Università di Baltimora, nei pazienti di almeno 40 anni a rischio incerto, per decidere se avviare una profilassi con anticolesterolo come le statine, sarebbe utile considerare anche il calcio coronarico (CAC) verificato mediante una speciale TAC a fascio elettronico, adatta proprio ad acquisire immagini di un arteria coronarica. L’entità  del CAC si esprime in Unità di Agaston: un “punteggio CAC” pari a zero indica i soggetti a basso rischio cardiovascolare per i 10 anni successivi, purché essi non siano obesi, fumatori e siano esenti da malattie, specie metaboliche. Al contrario, soggetti con punteggio CAC superiore a 100 unità avrebbero un rischio a 10 anni molto elevato. Quando il punteggio CAC è zero o basso una terapia per abbassare il colesterolo non occorrerebbe, mentre nei secondi con alto CAC la terapia con statine (con o senza farmaci associati) sarebbe altamente auspicabile. In verità, non mancano cardiologi preoccupati che a decidere se avviare o meno una profilassi in base a tale indice, siano medici poco esperti. Tuttavia, uno studio tedesco pubblicato nel dicembre 2018 insiste sui chiari vantaggi dell’utilizzo del punteggio CAC che consentirebbe una migliore stratificazione dei pazienti a basso o alto rischio coronarico. Inoltre, i vantaggi concreti del punteggio CAC si registrerebbero sia in soggetti non ancora in terapia con statine che in quelli già in trattamento con questi agenti anticolesterolo. Tali conclusioni sono supportate dall’ampiezza dello studio che è stato condotto su ben 3.745 soggetti reclutati nell’area della Ruhr nell’arco temporale 2000-2003. Sconcerta in ogni modo che i criteri a favore di una terapia con statine siano alquanto differenti a seconda che le linee guida siano quelle americane o quelle europee. Secondo le linee guida americane avrebbe dovuto sottoporsi a una cura con statine il 24% dei reclutati contro il 2% suggerito dalle linee guida europee. Vero è di fatto che nei soggetti con CAC superiore a 400 il tasso di eventi coronarici (angina pectoris o infarto) è stato 10 volte maggiore di quello dei soggetti con CAC zero (12,6% vs 1,3%). È  verosimile che il punteggio CAC risulti particolarmente utile in sottogruppi specifici. Per i soggetti bisognosi di una profilassi si tenga conto che oltre alle statine, che inibiscono la sintesi endogena del colesterolo (la fonte principale), esistono pure farmaci che riducono l’assorbimento del colesterolo introdotto con la dieta (ezetimibe) o altri agenti promettenti ma per il momento non valutati a lungo termine.