“Un bicchiere di buon vino non ha mai fatto del male a nessuno” è un refrain che circola da secoli. I produttori sono…più che d’accordo e non cercano certo di limitarne promozione e consumo. I dati scientifici, tuttavia, suonano un’altra campana. Il prof. Silvio Garattini, nella NEWS 179 dell’Istituto Mario Negri, rileva che mentre ricerche più datate suggerivano che uno o due bicchieri al giorno di vino possono far bene, dati più aggiornati suggeriscono che vino e alcolici, pur in quantità moderata, vanno evitati. Ciò farà gongolare due miei cari amici astemi ostinati (nomi di fantasia Berto e Giulio). In effetti, studi recenti dimostrano che quantità ridotte di alcol etilico non migliorano affatto la salute, mentre i danni da abuso sono ben noti (fegato e cervello). Da qui la raccomandazione dei ricercatori di evitare non solo l’abuso ma anche l’uso abituale di vino. I produttori torcono il naso a questa conclusione e insistono sul cosiddetto “paradosso francese” (già ricordato in rubrica): anni fa in Francia la bassa frequenza di infarti nonostante l’alto consumo di grassi saturi la si è correlata con il consumo di vino rosso ricco di “resveratrolo” che ostacola la formazione di coaguli intracoronarici. Grande bufala, perché sono necessari più di 10 litri di vino al giorno per ridurre il rischio di trombosi coronarica. Linee guida di società autorevoli indicano che si dovrebbero assumere non più di 100 g di alcol alla settimana, il che corrisponde grosso modo a un litro di vino di media gradazione alcolica. La lotta istituzionale contro l’abuso (ma molto meno contro l’uso!) alcolico non è mancata, pur risltando ancora insufficiente e non favorita certo dai produttori. Ma qualche progresso c’è. Scrive Garattini che nel 1990 i maschi bevevano in media 6,1 bicchieri di vino al giorno contro i 4 nel 2016, mentre le donne son passate da 3,5 bicchieri al giorno a 2,1. A questo calo nel consumo di vino, corrisponde però un aumento dell’abuso alcolico specie nei giovanissimi, che al vino preferiscono dei superalcolici (contenuto di alcol etilico 4 volte maggiore), assunti poi in modo “acuto” durante i weekend, allo scopo prefissato di sbronzarsi. Ne sanno qualcosa i Pronto Soccorso degli ospedali. Tornando al vino, altri amici miei non astemi come quelli citati, ma neanche etilisti cronici, leggendo in confidenziale anteprima questi dati, mi ricordano molti i rischi esistenziali inevitabili (aria inquinata, gas di scarico, incidenti stradali, cibo spazzatura, etc), obiettando: “E noi dovremmo rinunciare all’unico rischio che ci soddisfa il palato?” Difficile controbattere a questo edonismo spicciolo, perché anche il piacere fa parte del nostro vivere. Sempre che il vino piaccia, naturalmente, come a chi scrive, ma senza abusare come invece ha fatto il Noè biblico, con conseguenze famigliari… su cui si sorvola spesso e volentieri.