Alcuni lettori mi hanno chiesto se esistono oggi cure che guariscono la psoriasi (P). Devo in parte deluderli: una cura “una volta per tutte” non c’è, ma i progressi non mancano. La P (quella “a placche” è la variante clinica più frequente) va incontro a riacutizzazioni ricorrenti e le sedi più colpite (gomiti, cuoio, capelluto, ginocchia, zona dorsolombare, plantare/palmare e area genitale) variano da soggetto a soggetto. In base a un indice noto come PASI (che considera estensione, eritema e desquamazione) la P è considerata lieve (PASI ≤ 10), moderata (PASI < 20) o severa (≥20). Il medico non deve essere frettoloso nello spiegare in dettaglio al malato cos’è la P, toccando pure durante la visita le lesioni cutanee per dimostrargli che non sono contagiose. Altrimenti, il malato può infatti andare incontro a depressione per il disagio che la P sia dagli altri ritenuta infettiva. La natura mal definita della malattia (influenti in primis fattori genetici e autoimmunitari) complica la terapia. Nelle forme più lievi questa può essere solo “topica”, fatta di preparazioni emollienti/idratanti (che riducono la secchezza cutanea), di calcipotriolo (che frena la proliferazione dei cheratociti) e di lozioni cortisoniche anti-infiammatorie. Per la desquamazione è forse il vecchio acido salicilico il cheratolitico più efficace. Utili anche alcuni derivati della vitamina A (retinoidi). Nei casi più gravi, con alto PASI, si ricorre alla fototerapia con raggi ultravioletti (la cosiddetta “PUVA” prevede la pre-assunzione di “psoralene”, sostanza fotosensibilizzante che potenzia l’effetto degli UV) e/o a cure sistemiche (che non escludono peraltro l’uso di rimedi topici). Queste si avvalgono di farmaci consolidati di discreta efficacia (metotrexate, ciclosporina e retinoidi) che in qualche modo interferiscono con la reazione immunitaria. Il progresso terapeutico più recente è tuttavia rappresentato dai cosiddetti “agenti biologici”(dai nomi impossibili per i non addetti) che richiedono comunque prescrizione e supervisione del medico. Si tratta di anticorpi monoclonali (cioè prodotti da linee cellulari provenienti da un solo tipo di cellula immunitaria), già sperimentati in studi controllati su migliaia di pazienti, già approvati dall’Agenzia Europea del Farmaco e rimborsabili.  Questi agenti risultano efficaci nel “ripulire” le lesioni psoriasiche grazie soprattutto alla loro alta affinità per alcune interleukine (che sono proteine secrete da cellule del sistema immunitario), il cui ruolo è cruciale nella patogenesi della P. I farmaci “biologici” risultano efficaci nell’80% dei soggetti affetti da psoriasi grave e sono pure dotati di una lunga durata dell’effetto dopo singola iniezione sottocute. Ottima l’accettazione da parte degli psoriasici. Non guarigione, dunque, ma progressi tangibili che però richiedono controllo specialistico periodico