Modificare il DNA di spermatozoi, ovuli e embrioni senza prima verificare responsabilmente  le conseguenze, etica a parte, è fortemente avversata da “Nature”. La rivista si appella ai governi di tutto il mondo affinché scoraggino per il momento ogni intervento sui geni e si crei ad hoc un Osservatorio internazionale sul “Gene Editing” sotto l’egida della OMS. Questa presa di posizione nasce dal caso di due gemelline cinesi alle quali dal Dr. Jiankui è stato modificato il recettore CCR5, essenziale perché il virus dell’AIDS possa entrare nell’organismo. Questa notizia poco riportata dai media è ripresa sul mensile “Negri News 180” dal Prof. G. Remuzzi, nuovo Direttore dell’Istituto Mario Negri succeduto al Prof. Garattini, che ne rimane Presidente. Due sono i quesiti sconcertanti creati da questo intervento genico sulle gemelline: il primo è per quale motivo modificare il genoma al fine di prevenire l’AIDS, quando oggi per curare questa malattia esistono farmaci di accettabile efficacia e probabilmente si è prossimi alla realizzazione di un vaccino (no-vax permettendo!). Il secondo nasce dalla constatazione che le gemelline così geneticamente modificate avrebbero acquisito una super-intelligenza. Tale possibilità è tutt’altro che astrusa e infatti studi recenti dimostrano che topi privati del  gene che codifica per il recettore CCR5 (modifica analoga a quella attuata nelle gemelline), risultano significativamente più intelligenti dei topi non modificati geneticamente. E’ vero che i topi non sono uomini, ma si è notato che pure neonati umani nati con mutazione spontanea del recettore CCR5, hanno un rendimento scolastico più brillante. Inoltre, ricercatori di Tel Aviv hanno anche documentato nei soggetti privi di tale recettore una maggiore resistenza ai traumi e una migliore reazione a eventi cerebro-vascolari quali ictus o ischemia. Il Prof. Remuzzi ricorda inoltre che il recettore CCR5 non è soltanto la “porta d’ingresso” del virus HIV, ma anche un fattore in grado di inibire le sinapsi tra le cellule nervose dell’area cerebrale particolarmente coinvolta nella memoria (ippocampo). Senza questa inibizione migliorerebbero pertanto sia la memoria che le facoltà intellettuali. Se i benefici nelle gemelline fossero assodati e persistenti, allora la privazione del CCR5 potrebbe essere utile e consentire, per esempio, un miglioramento della memoria nel morbo di Alzheimer. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio. In primo luogo, oltre a dare questi potenziali vantaggi, la mutazione potrebbe avere risvolti negativi non ancora affiorati ed è per questo, secondo “Nature”, che non meno di 5 anni ci vorranno per appurarlo. In secondo luogo è da considerare la provocazione di Remuzzi che qualcuno potrebbe essere tentato di far crescere bambini più intelligenti a vantaggio eloquente della propria etnia. Ipotesi fantascientifica?