Circa 20 anni dopo la tragedia delle Torri Gemelle al World Trade Center di New York è ancora vivissima con il suo carico di quasi 3000 vittime tra le macerie. Lo shock immediato ha fatto passare in seconda linea possibili conseguenze future (quelle psichiche a parte!) a carico dei vigili del fuoco. Un Editoriale della rivista “JAMA Oncology”, firmato nel 2018 dal Dr. O. Brawley, commenta invece la possibilità di un collegamento tra l’esposizione alle sostanze tossiche dei vigili dl fuoco intervenuti al World Trade Center e lo sviluppo di tumori. A sollecitare l’attenzione dell’editoriale sono stati due articoli sulla stessa rivista, secondo i quali una correlazione non sarebbe da escludersi, senza tuttavia stressare che un maggiore approfondimento in questi casi può certo risultare problematico sotto il profilo della metodologia. Inoltre – rileva Brawley – l’emotività in queste circostanze gioca brutti scherzi. Quando agli eroici vigili del fuoco viene diagnosticato un cancro, perfino un cancro piuttosto comune nella popolazione, c’è la naturale tendenza a presumere che esso derivi dalla respirazione di agenti tossici esalati dalle macerie. Tuttavia, per Brawley la scienza dovrebbe lavorare al servizio della verità e non dell’emotività. Di fatto, il primo dei 2 articoli citati riportava 16 casi di mieloma multiplo su 12.942 vigili del fuoco esposti ai “tossici”, una cifra così piccola in percentuale che non consentirebbe di stabilire una solida correlazione causa-effetto. Inoltre, lo studio necessiterebbe quanto meno di un monitoraggio a più lungo termine. L’indagine confrontava inoltre il parametro “gammapatia monoclonale di origine indeterminata” (esame di laboratorio), possibile precursore o già espressione di mieloma, in 781 vigili del fuoco di NY esposti alle macerie del WTC e, rispettivamente, nella popolazione di Olmted County (Minnesota). Pure in questo caso le differenze troppo piccole non consentirebbero una conclusione solida, senza considerare il rischio di un eccesso diagnostico in soggetti, come i pompieri, seguiti con una attenzione ben maggiore di quella riservata ai normali cittadini del Minnesota. Il secondo studio, di fatto una “simulazione al computer”, era progettato per stimare l’incidenza del cancro nei 14.474 vigili del fuoco reduci del WTC nel periodo 2012-2031. Questa risulterebbe effettivamente più elevata rispetto alla popolazione di controllo, ma le obiezioni metodologiche dell’editorialista rimangono le stesse, in primis un intervallo temporale di osservazione troppo breve. In casi come questi, la “associazione” di 2 fattori corre il rischio di essere interpretata erroneamente per “correlazione” causale. L’editoriale è meritorio anche perché sottolinea l’importanza del “metodo” usato negli studi clinici, tema trovato spesso “noioso” dai non addetti, ma invece un aspetto cruciale in medicina.