La rubrica online della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, ideata  per tutelare la cittadinanza dalle bufale in medicina (non è mai troppo tardi!) ha dedicato di recente l’attenzione sulla gravità dell’infezione tetanica sulla quale le idee sono piuttosto aleatorie. Anche chi scrive veniva esortato da sua madre ad essere attento a non ferirsi giocando a calcio nel campetto dell’oratorio dei frati di via Rossetti a Trieste, pieno di sassi, chiodi e ferri ruggini. La ruggine, una specie di patina formatasi per l’ossidazione del ferro a contatto con l’acqua, si riteneva infatti rischiosa per beccarsi il tetano. Causa di questo è invece il batterio “Clostridium tetani” (CT), non causa di contagio diretto interumano. Il CT cresce in ambienti privi di ossigeno (è cioè anaerobio “obbligato”), e prolifera nell’intestino di  uomo e animali senza provocare sintomi e danni. All’aria, il batterio non è che muoia, ma assume la forma di spora (cellula asessuata a riposo), resistente perfino alla bollitura, che può sopravvivere in tale stato quiescente nella polvere o nel terreno anche per mesi o anni. Solo trovandosi nuovamente in un ambiente privo di ossigeno il batterio può riprendere la forma ‘vegetativa’, ricominciando a proliferare e a produrre una micidiale neurotossina. Il tetano quindi è dovuto a questa che, anche in quantità minime, può causare spasmi muscolari molto dolorosi diffusi, i quali compromettono alla fine pure la deglutizione e la respirazione (classico il “trisma”, dovuto alla contrazione dei muscoli della faccia masseteri, che pertanto simulano una specie di  “riso sardonico”). Chiodi arrugginiti, fili spinati, lamiere, vasi di latta, forconi o altri attrezzi da lavoro soprattutto in campagna, frequentemente esposti  all’aperto per tempi lunghi, hanno maggiore probabilità di venire a contatto col CT ed è per questo che nella credenza popolare ruggine e tetano  sono diventate una “quasi equazione”, ma – conviene ribadirlo – è la tossina del batterio, e non  la ruggine di per sé, a essere pericolosa e persino letale. Gli attrezzi appuntiti usati nel giardinaggio contaminati facilmente dal terriccio contenente il batterio richiedono dunque particolare attenzione. Benché più di rado, pure le rose per le quali spesso si usa concime di cavallo, grazie alle loro spine pungenti possono provocare il tetano, che può comunque essere causato da qualsiasi ferita/puntura sporcata di terra contaminata dal CT. Contrariamente a quanto comunemente si ritiene, utile ma non sufficiente è disinfettare l’eventuale ferita con l’acqua ossigenata, in quanto questa può non raggiungere il CT annidatosi  in profondità. La vaccinazione toglierebbe ogni preoccupazione specie in popolazioni a rischio come agricoltori e coltivatori diretti, ma il richiamo va fatto in ogni modo ogni 10 anni, perché l’immunità conferita dal vaccino non è permanente.