Le malattie trasmesse sessualmente sono oggetto di scarsa attenzione nei media benché questa patologia sia tutt’altro che sgominata. Le cifre fornite nell’ultimo bollettino dall’OMS risultano infatti scioccanti. In età compresa tra 15 e 49 anni risultano colpiti ogni giorno da malattie sessualmente trasmissibili oltre 1 milione di soggetti. Nel 2016 si sono registrati complessivamente: 6,3 milioni di nuovi casi di sifilide (o lue), causata dal “Treponema pallidum”, che provoca lesioni iniziali a carico di pene, vagina, ano-retto e danno severo, anche dopo molti anni, in vari distretti, sistema nervoso incluso, quando la malattia non è più contagiosa. 127 milioni di nuovi casi di “Clamydia trachomatis”, batterio responsabile di infezioni trasmesse sessualmente  dell’uretra, del collo uterino e del retto.  87 milioni di casi di blenorragia provocata dalla “Neisseria Gonorrhoeae”, che infetta le vie uretrali nell’uomo e le vie uro-genitali nella donna. 156 milioni di soggetti affetti da tricomoniasi, causata dal protozoo “Trichomonas vaginalis”, che colpisce in primis vagina e pene. Cifre impressionanti  irresponsabilmente poco ricordate nonostante non siano affatto in calo. Secondo Massimo Galli, Presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), ciò desta notevole allarme perché non ci sono progressi sostanziali nell’arginare queste malattie. La loro diffusione è infatti in crescita ma a due velocità: più lenta anche se progressiva in Occidente, grazie a diagnosi precoci e cure tempestive, più rapida nei Paesi del Terzo Mondo (frequentati per altro enon di rado dai “turisti sessuali” occidentali!). La gravità del fenomeno è naturalmente eterogenea, condividendo queste malattie solo le modalità di trasmissione sessuale. La sifilide è certo l’infezione più seria, perché il treponema è difficilmente eradicabile anche in era antibiotica. La diagnosi, poi, è solitamente tardiva e specie in soggetti immunodepressi il quadro clinico può risultare devastante. Per quanto attiene all’AIDS, Galli ricorda un calo dell’infezione solo anni addietro quando la malattia ha creato all’inizio grande apprensione, seguito purtroppo da una tendenza all’aumento perché per Galli il piano Nazionale AIDS approvato nel 2006 (Conferenza Stato-Regioni) è rimasto in gran parte inapplicato e non si fa sufficiente prevenzione in particolare nei giovani e nei soggetti più a rischio. Si consideri inoltre che la libertà sessuale ha comportato una frequenza maggiore di rapporti sessuali anche tra giovanissimi del tutto digiuni da informazioni al riguardo, convinti forse che la pillola anticoncezionale e il preservativo siano sufficienti a vivere tranquillamente la propria sessualità (in verità spesso vissuta superficialmente, a prescindere da aspetti etici, e magari con l’aiuto di alcolici e di “aiutini” farmacologici assurdi in adolescenti).