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I media hanno segnalato tempo fa casi di meningo-encefalite virale provocati da morsi di zecche, le più note delle quali sono quelle dei cani e dei boschi. Questi artropodi molto diffusi nel mondo sono possibili inoculatori di batteri e virus anche nell’uomo, e non solo in animali domestici o selvatici. In cronaca recente proprio una meningoencefalite da “arbovirus” (noto per altro già dal1994, simile a quello della febbre gialla e del dengue). Nel cane, le zecche nostrane si appiccicano soprattutto nelle orecchie o fra le dita dell’animale ed è il liquido che esse emettono con il morso (spesso indolore) che può contenere batteri e virus, potenziali cause di diverse infezioni. La zecca del cane, ad esempio, può provocare una “Rickettsiosi”, malattia (2 casi/100 mila abitanti) caratterizzata da febbri con eruzioni cutanee rossastre (esantemi) e una piastrinopenia ciclica poco nota. La zecca dei boschi, invece, è responsabile della cosiddetta “Malattia di Lyme” (dal nome dell’omonima cittadina americana in cui nel 1975 fu descritto il primo caso). Questa è provocata dal batterio “Borrelia burgdorferi”, molto diffuso nelle aree geografiche temperate dove questa borelliosi è seconda per numero di casi solo alla malaria. Negli USA (specie nel Michigan e in Virginia), ma anche altrove nel mondo, la diffusione è in crescita e i principali serbatoi della Borrelia risultano essere roditori, caprioli, cervi, volpi, lepri, e probabilmente pure il cane. Fortunatamente in Italia, e limitatamente nelle regioni del Nord, si registra solo qualche migliaio di casi di malattia di Lyme, ma c’è il sospetto che essi siano sottostimati. A maggior rischio di infezioni da morso di zecca infetta (borelliosi di Lyme inclusa, anche se più rara), sono coloro che amano le passeggiate nei boschi, i boy scout, i cacciatori, i fungaioli, le guardie forestali. I sintomi precoci nella Malattia di Lyme, procedenti poi per gradi sono, oltre a sintomi simil-influenzali aspecifici, l’eritema nella sede del morso che può durare anche settimane per caratterizzarsi in seguito, se il paziente non viene curato con antibiotici, con eruzioni migranti e ingrossamento dei linfonodi. Le conseguenze tardive della borelliosi di Lyme sono più pesanti, in primis l’artrite (oltre il 50%), la meningoencefaite (15-20%) ,la polinevralgia (15%) e anche aritmie cardiache. È dunque prudente per i soggetti a rischio usare calze e calzoni lunghi, pedule, non sedersi tra i cespugli o nel sottobosco e, al ritorno dalla gita, controllare che non vi siano delle zecche sulla pelle. Se questi artropodi sono presenti, essi vanno levati con una pinzetta e mai con le mani. Chi è accompagnato in gita da animali domestici, subito al rientro e poi periodicamente, ne controllerà il pelo e farà uso di prodotti repellenti specifici, che risultano poco graditi alle zecche. Meglio ricordarselo.
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