L’Atrofia muscolare spinale (SMA nel più noto acronimo inglese) è dovuta a un danno progressivo dei neuroni situati nelle corna anteriori del midollo spinale (immaginiamocelo come una H orizzontale) che controllano il movimento muscolare. Esistono quattro varianti della SMA (1,2,3,4) che si manifesta alla nascita o nei primi anni di vita, risultando la più comune causa su base genetica di mortalità infantile. Il geni mutati nella SMA  (siglati SMN) determinano il deficit di una proteina essenziale per la sopravvivenza e l’attività dei motoneuroni (ma  anche per la funzione di altre cellule dell’organismo). I bambini con SMA1, il tipo più grave,  muoiono in media entro i 2 anni, mentre la variante meno grave SMA4 esordisce in età adulta e ha una prognosi migliore. La recente scoperta rivela  che è l’alterata sintesi delle proteine indotta dai suddetti geni a causare l’insorgenza e la progressione della SMA, ciò che ha aperto alcuni spiragli per la cura. Nel Convegno di Filadelfia 2019 sono apparsi infatti due studi promettenti (FIREFISH E SUNFISH) attuati con il farmaco “risdiplam”. Assunto per via orale questo passa dal sangue nel sistema nervoso e, agendo sull’RNA del gene alterato, pare aumentare la sopravvivenza dei motoneuroni (e anche di altre cellule con bassi i livelli della stessa proteina). In effetti, nel primo studio, il risdiplam ha fatto registrare buoni risultati in circa 50% dei bambini con SMA1. In dettaglio, dopo un anno di trattamento il 64,7% dei bambini curati riusciva a stare seduto per alcuni secondi con o senza supporto,  il 52,9% risultava capace di mantenere il controllo verticale  della testa e uno dei bambini, dopo analogo periodo di trattamento, ha potuto persino stare in piedi, pur con l’aiuto di qualcuno. Gli eventi avversi più comuni, inevitabili del resto per ogni farmaco, registrati nello studio non sono mancati: febbre (52,4%), infezioni delle alte vie respiratorie (42,9%), diarrea (28,6%), vomito (23,8%), tosse (23,8%) polmonite (19%) e costipazione (19%). Il secondo studio, invece, ha verificato l’efficacia del risdiplam in soggetti affetti da SMA di tipo 2 e 3,  tra i 2 e i 25 anni, alcuni non in grado inizialmente di stare seduti e altri in grado di camminare, con scoliosi da assente a grave. Dopo 1 anno di cura si è potuto osservare dei livelli ematici doppi e stabili rispetto al basale della proteina inizialmente deficitaria. Gli effetti collaterali risultavano sovrapponibili a quelli già riportati nello studio FIREFISH. Motivo di orgoglio: alla ricerca pubblicata su “Cell Reports” dimostrante il ruolo dello specifico deficit proteico nello sviluppo della SMA, hanno contributo ricercatori italiani dell’’Istituto di biofisica del CNR, ricercatori del Centro di Biologia Integrata (CIBIO) dell’Università di Trento e ricercatori di Edimburgo. In malattie rare ogni piccolo passo aumenta le speranze.