Molti pensano in generale, e specie dopo le abbuffate per Natale o Capodanno, che convenga mettersi a dieta saltando magari uno dei due pasti principali. Si ritiene, cioè, che la riduzione di calorie alimentari così ottenuta faciliti il calo della ciccia acquisita nelle feste (sperabilmente in …punti strategici). Ma il discorso è più complicato secondo gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Saltando un pasto un calo degli zuccheri nel sangue è inevitabile, ciò che comporta conseguenze negative: la conseguente ipoglicemia cerebrale aumenta infatti l’appetito o diventare senso incontrollabile di fame e, in particolar modo, desiderio di zuccheri che normalizzerebbero il tasso glicemico. Rinunciando a un pasto si arriva di fatto più affamati al pasto successivo ed è più facile allora essere attratti dal “cibo spazzatura” (“junk food” è il termine inglese che va di moda) che include disparati componenti. Il Dr. Jacobson, fondatore del Centro per le Scienze di Pubblico Interesse diceva già nel 1972: “Le bibite sono la quintessenza del “junk food”, tutto zucchero e calorie senza nessun nutriente. Gli americani stanno affogando nelle bibite zuccherate”. Ma gli affamati che si propongono di digiunare per perdere peso tendono a trasgredire (anche di notte!) i loro buoni propositi di fronte a molte altre tentazioni, quali dolciumi, pop corn, pizza surgelata, patatine fritte, insaccati, gelati confezionati. A lungo andare saltare la colazione o un pasto fa perdere la cosiddetta massa magra (muscoli e altri tessuti meno che quello adiposo) e aumentare la massa grassa grazie anche a un rallentamento del metabolismo. Secondo l’ISS (e il semplice buon senso!) invece di ricorrere a più o meno lunghi digiuni, si dovrebbe mangiare poco e spesso, ogni 3-4 ore, dando la preferenza a cibi poco grassi e poco calorici, preferibilmente ricchi di proteine (animali o vegetali) e di vitamine (frutta e verdura). Le opzioni compensative presenti in commercio sono più di 4000 costitute da integratori, soluzioni, estratti, barrette che di per sé possono pure vantare buone proprietà nutritive, ma che – rimarca l’ISS – “difficilmente hanno la completezza di un pasto equilibrato e sano” perché i cibi naturali sono molto complessi da un punto di vista nutrizionale. Ovviamente anche l’ISS è d’accordo che gli integratori possono invece esser utili se il soggetto è carente di alcuni elementi, ma ciò a prescindere dall’idea di compensare con essi il ridotto introito calorico. E’ il caso dell’acido folico in gravidanza, del ferro in caso di mestruazioni troppo prolungate, dei preparati di Vit B12 nei soggetti in stretta dieta vegetariana. In ogni modo, la strategia più intelligente per non dover pianificare un calo di peso è − ma occorre dirlo? – quella di non abbuffarsi mai. La dieta sobria e frazionata consente tra l’altro un pieno benessere post-prandiale.