Proprietà curative dei salicilati, così detti perché estratti dalla corteccia di salice, sono già riportate da Ippocrate (3° secolo aC), nel papiro di Ebers (1.550 aC) e in tavole sumeriche (3000 anni aC). Nei secoli successivi si confermava la efficacia dei salicilati ma pure la loro tossicità (gastralgie, nausea, vomito, ulcere ed emorragie gastrointestinali). E qui, prima sorpresa, la scoperta del chimico della Bayer Felix Hoffman il 10 ottobre del 1897 che, acetilando l’acido salicilico, se ne conservava l’efficacia diminuendo di molto la gastrotossicità: nasce così l’acido acetIl-salicilico (ASA) o “aspirina”. Seconda sorpresa è stata che l’ASA anche a basse dosi ha un effetto antiaggregante sulle piastrine, i corpuscoli del sangue che in caso di emorragie concorrono significativamente (con molti altri fattori umorali) alla coagulazione. Il perché di tale “effetto collaterale” vantaggioso è stato chiarito solo nel 1971 da John Vane, insignito per questo nel 1982 del Nobel per la Medicina. Di conseguenza l’aspirinetta (100 mg al giorno) viene oggi prevalentemente consigliata non come antifebbrile/analgesico, ma per la prevenzione sia primaria, cioè in soggetti asintomatici ma a rischio, che secondaria, cioè “dopo” un accidente acuto (ictus, infarto, trombosi vascolare periferica). Il diffondersi dell’eco-doppler nella valutazione dei vasi sanguigni e della loro pervietà ha ulteriormente concorso al diffondersi della terapia antiaggregante con ASA. Terza sorpresa, passata sotto traccia, è stata la segnalazione di una biosintesi endogena (benché molto modesta) di acido acetil-salicilico, irrilevante clinicamente, ma interessante sotto il profilo biologico. Quarta sorpresa sconcertante, fresca fresca (autunno 2019) nasce da una revisione sistematica della letteratura promossa dal Ministry of Science and Technology di Taiwan. La ricerca ha permesso di identificare 13 studi controllati pubblicati tra il 1966 e il 2018 per un totale di 134.446 pazienti. Emergerebbe da questa che l’aspirinetta assunta per la prevenzione primaria in soggetti che “non” hanno avuto in passato accidenti cardiovascolari provoca un aumento di emorragie intracraniche nel 2 per 1000 dei soggetti trattati. Si tratta prevalentemente di emorragie sotto o all’esterno della “dura madre” (la più esterna delle 3 meningi) più che non sub-aracnoidee e intracerebrali. Il rischio maggiore lo corrono le persone sottopeso, con indice di massa corporea inferiore a 25, e gli individui di origine asiatica. Nei soggetti sottopeso 100 mg di aspirina potrebbero in effetti risultare una dose cospicua rispetto a persone di 80 Kg o più. Nel secondo caso potrebbero invece ipotizzarsi fattori genetici predisponenti. Nei sani andrebbe dunque probabilmente evitata l’assunzione profilattica dell’aspirinetta che talora è praticata e a volte persino autoprescritta.