Qualcuno potrebbe dire: “… ancora un libro sull’omeopatia … !?”. Se lo chiedono anche gli Autori. In realtà c’è ancora grande bisogno di mettere a disposizione del pubblico un’informazione indipendente, perché la propaganda sull’omeopatia continua attraverso la stampa, ma soprattutto attraverso i social network e alcuni medici che utilizzano prodotti omeopatici. I prodotti omeopatici non sono farmaci, perché la legge non richiede per questi prodotti tutta la documentazione richiesta per i farmaci e tantomeno vengono richieste prove di efficacia. Tant’è vero che nelle confezioni dei prodotti omeopatici deve essere presente una nota che ne nega l’efficacia per qualsiasi indicazione terapeutica. Una legge italiana prescrive addirittura che, se la sostanza di partenza è un farmaco, per poter definire “omeopatico” quel prodotto il farmaco va diluito almeno cento volte. Una decisione molto strana perché delle due l’una: o il farmaco viene prescritto a dosi troppo alte, oppure la diluizione deve essere in grado di rendere inattivo il prodotto! Di volta in volta i sostenitori dell’omeopatia cambiano l’impostazione delle argomentazioni. Ad esempio, all’origine erano prodotti “alternativi”; poi, visto che era insostenibile una definizione del genere che sottintendeva la sostituibilità dei farmaci anche per malattie gravi, l’omeopatia è diventata “integrativa” o “complementare”, cioè una specie di adiuvante a terapie valide. Ma anche in questo caso manca qualsiasi documentazione scientifica che stabilisca, ad esempio, che i prodotti omeopatici migliorino l’attività degli antibiotici, degli antidiabetici o degli antipertensivi.
La legge di Avogadro ha sconvolto l’omeopatia, perché era evidente che a certe diluizioni i prodotti non contenevano neanche una molecola della sostanza “madre”. Allora si è ricorsi alla nozione della “memoria” dell’acqua con cui si effettuavano le diluizioni. A parte il fatto che, se l’acqua mantenesse la memoria di tutto ciò con cui viene in contatto sarebbe un potente veleno, gli studi sulla “memoria”, incautamente pubblicati e poi smentiti da Nature, non sono stati replicati da successive ricerche indipendenti.
Gli omeopati sostengono che esistono dimostrazioni di efficacia, ma tutti gli studi prodotti sono di bassa qualità per varie ragioni: mancanza di randomizzazione e di doppio cieco, campione insufficiente per ottenere dati validi statisticamente significativi, controlli inadeguati e così via. La Cochrane Library nelle sue revisioni sistematiche stabilisce che non vi sono prove di efficacia per i prodotti omeopatici incluso uno di quelli più utilizzati, l’oscillococcinum. Molti Paesi hanno preso le distanze dall’omeopatia. Ad esempio, l’Australia ha reso noto che l’omeopatia è inefficace e può essere dannosa come sostituta di terapie efficaci; gli Stati Uniti hanno imposto che sui prodotti omeopatici ne sia indicata l’inefficacia; l’Italia non ha mai inserito nel Prontuario dei farmaci del Servizio Sanitario Nazionale alcun prodotto omeopatico. Purtroppo, in virtù dell’autonomia regionale, la Toscana ha costituito ambulatori omeopatici di ginecologia e perfino di oncologia. E’ scandaloso che soldi pubblici vengano spesi per pagare prodotti senza alcun fondamento scientifico. Fra l’altro, tutti noi siamo danneggiati dal fatto che l’acquisto di prodotti omeopatici può essere deducibile dalle tasse.
L’Ordine dei Medici inglesi denuncia il Governo che tollera l’utilizzo di prodotti che rappresentano una vera e proprio “ciarlataneria”. La Federazione degli Ordini dei Medici italiani a lungo ha tollerato la presenza di medici omeopatici in base allo scellerato accordo di Terni. Più recentemente, ha invece stabilito che i prodotti omeopatici sono inefficaci, ma non ha preso alcuna iniziativa per evitare che i medici continuino a fare prescrizioni di questi prodotti che i pazienti devono acquistare privatamente. In particolare, la prescrizione è particolarmente frequente fra i pediatri, spesso a scopo preventivo, senza che vi sia alcuna evidenza scientifica. E’ particolarmente priva di professionalità la vendita di prodotti omeopatici da parte delle farmacie territoriali, a differenza di quelle ospedaliere. I farmacisti conoscono molto bene la chimica, sono al corrente della legge di Avogadro, sanno molto bene che i prodotti che vendono non contengono sostanze misurabili, tanto è vero che si possono scambiare le etichette senza che nessuno se ne possa accorgere, perché vanno sempre bene per qualunque delle molte confezioni ben allineate in farmacia.
Il libro scritto da Giorgio Dobrilla con l’aiuto di Alex Cimino è quindi di grande attualità e, fra l’altro, è ben documentato e dotato di una utile e completa bibliografia. Un particolare merito è la capacità degli Autori di aver scovato in internet tutte le argomentazioni, spesso curiose e ridicole, usate dai sostenitori dell’omeopatia per confutarle con molte risposte adeguate, pacate e costruttive.
Sono lieto di augurare al libro un grande successo, non solo per ripagare gli sforzi e l’impegno degli Autori, ma soprattutto per rendere un importante servizio di informazione al pubblico.
Silvio Garattini
Presidente
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS