L’aumento del colesterolo nel sangue (specie di quello “cattivo”-LDL), è ritenuto da molti (ma non da tutti) uno dei maggiori rischi cardiovascolari (aumento del 20% circa di ictus e infarti, specie in presenza di co-morbidità). È ben noto che il colesterolo per il 70% è prodotto dal nostro stesso organismo (in primis dal fegato) e che solo il 30% è introdotto con la dieta. La strategia anti-colesterolo poggia pertanto su raccomandazioni dietetiche e sull’uso di farmaci come le “statine”. Queste agiscono bloccando l’enzima epatico coinvolto nella sintesi di colesterolo, grasso che per altro svolge funzioni essenziali per l’organismo (sintesi di ormoni quali estrogeni e testosterone e degli acidi biliari, integrità della parete cellulare, formazione delle sinapsi neuronali, e altre ancora). Il riso rosso, previa fermentazione ad opera di una muffa, si arricchisce di “monacolina K” la cui struttura rassomiglia molto alla lovastatina, di cui condivide pure gli effetti collaterali propri di questi farmaci. “Naturale”, quindi, conviene ribadirlo, non è sinonimo di atossico. L’eccesso di colesterolo (specie di quello “cattivo), diventa rischio cardiovascolare perché “insudicia” le pareti arteriose e favorisce la formazione di placche che restringono i vasi stessi riducendo il flusso. Staccandosi, possono diventare emboli pericolosi in vari organi (in primis cervello e coronarie). Notizia del gennaio 2020 che in Inghilterra si sta sperimentando contro l’LDL un “vaccino”, termine di facile presa ma improprio, perché l’aumento dell’LDL non è certo una malattia infettiva. In realtà, di tratta del farmaco innovativo “inclisiran”, capace di inibire il gene che produce una proteina speciale (nota ai ricercatori come Pcsk9), che favorisce l’aumento ematico del colesterolo-LDL. In precedenza già si era tentato con anticorpi diretti però soltanto contro la Pcsk9. La cura con “inclisiran” è testata in Inghilterra e consiste in due iniezioni all’anno. Secondo i primi risultati riportati al Congresso Europeo di Cardiologia, a Monaco di Baviera, la cura produrrebbe in poche settimane una riduzione del 50% del colesterolo-LDL plasmatico, anche nei pazienti che non rispondono adeguatamente alle statine. Questo a volte dipende dalla dose insufficiente assunta dal paziente e altre volte dall’interruzione causata da effetti collaterali delle statine specie a carico del tessuto muscolare ed epatico, sui quali si rincorrono giudizi contrastanti (non irrilevante il “conflitto di interessi”). I soggetti senza pregressi accidenti cardiovascolari ma con grave ipercolesterolemia arruolati nello studio sono 40 mila ma, se l’efficacia verrà confermata, la cura sarà prontamente estesa a 300 mila persone. Secondo il ministro della Salute britannico Matt Hancock l’inclisiran “ha le potenzialità per salvare 30 mila vite nei prossimi dieci anni”.
Giorgio Dobrilla