Il Morbo di Crohn (MC) è una malattia cronica infiammatoria che assieme alla colite ulcerosa (CU) colpisce in Italia circa 200.000 malati. Diversamente dalla CU, il MC, può interessare l’intero tratto gastrointestinale L’American College of Gastroenterolgy (ACG) ne ha da poco curato una sintesi, utile ad ogni paziente. I fattori causali del MC, intanto, non sono perfettamente chiariti (genetici, immunologici e ambientali, batterici?). L’andamento del MC è intermittente, per cui esso va curato “flessibilmente”, considerando non solo le linee guida, ma pure la qualità di vita così come percepita dal malato e la sua risposta alle cure. I sintomi del MC non sono patognomonici, (dolore addominale, febbre, diarrea, perdita di peso, anemia, fistole e manifestazioni extraintestinali quali eruzioni cutanee, disturbi oculari, colangite sclerosante e calcolosi epato-renale), per cui la diagnosi dovrà basarsi su esami che, pur non specifici, risulteranno decisivi (test di infiammazione tra cui la “proteina C-reattiva” e la “calprotectina fecale”, esami endoscopico-bioptici, radiologici). Secondo la ACG, ma solo in sospetto di displasia medio-grave (lesione istologica pro-tumorale) del colon-retto si potrà ricorrere alla “cromo-endoscopia”, che si avvale di coloranti spruzzati sulle lesioni sospette. Questa agevola il riconoscimento di lesioni precancerose o di tumori in fase iniziale agevolata anche dall’ingrandimento dell’immagine (“magnification”). L’endoscopia cosiddetta “virtuale” mediante TAC (a discreto rischio radiologico) o meglio ancora la Risonanza Magnetica (a rischio radiologico zero) possono essere utili per esplorare specie l’intestino tenue, la cui visualizzazione è altrimenti un problema per l’endoscopista,. Circa il 50% dei pazienti entro 20 anni dalla diagnosi potrà sviluppare complicazioni quali stenosi, ascessi, fistole (perianali nel 25 % dei malati), più frequenti peraltro in quelli con interessamento del tratto tra ileo e colon, mentre 1/3 dei malati avrà un decorso non progressivo. Il monitoraggio va limitato ai soli sintomi perché essi non correlano strettamente con le lesioni anatomiche, per cui è opportuno un controllo endoscopico a periodicità individualizzata. In non pochi casi la risposta a farmaci in uso da anni (acido amminosalicilico, cortisone, metotrexato) risulterà accettabile pur con “alti e bassi”, ma la metà dei pazienti svilupperà dipendenza o resistenza, specie agli steroidi. Quasi il 50% dei pazienti ha bisogno di un intervento chirurgico nell’arco di 10 anni e entro 5 anni dall’operazione si registrerà una ricaduta nella metà dei casi. Fortunatamente, il controllo clinico e il tasso di intervento stanno scendendo da quando sono disponibili nuovi farmaci immunomodulanti e quelli cosiddetti biologici o biotecnologici. Importante è esser eseguiti in ogni modo da un medico competente nello specifico.