La flora batterica presente nel nostro colon, nota oggi con il termine più appropriato di “microbiota” (MB) svolge una serie di azioni benefiche per l’organismo. Ostacola la colonizzazione da parte di microbi patogeni, sintetizza vitamine importanti come la vit K, completa la digestione di molecole complesse di carboidrati. Il MB sintetizza anche altre sostanze utili, tra le quali gli acidi grassi a catena corta (contenenti cioè catene con  meno di 6 atomi di carbonio), come l’acido butirrico, fonte accertata di nutrimento per le cellule che rivestono la mucosa del colon, potenziando pure la reazione immunitaria del nostro organismo. Inoltre, sostanze prodotte dal microbiota potrebbero aver un ruolo pure nel regolare il senso di fame. L’eterogeneità della flora è opportuna purché i ceppi “buoni” prevalgano su quelli “cattivi”. Tuttavia, influenzare in modo permanente la composizione della flora batterica risulta alquanto complicato, tenuto pure conto che non esiste un microbiota intestinale identico per tutti, dato che esso dipende da molti fattori, incluso il corredo  genetico. Date le multifunzioni del microbiota, si capisce l’interesse alla commercializzazione di probiotici (alias fermenti lattici) di vario tipo e concentrazione, la cui efficacia risulta per altro mal documentata e in studi clinici metodologicamente aleatori. Era corretto porsi comunque la questione se poteva esistere un rapporto tra microbiota e sviluppo di cancro del colon. Mesi fa è stata pubblicata una indagine coordinata dall’ Humanitas (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) con il supporto dell’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) proprio per verificare se specifici ceppi batterici non siano in grado di frenare lo sviluppo dei tumori intestinali. L’analisi del MB in soggetti con adenoma, lesione non ancora cancro ma a potenziale degenerativo, pubblicata su “Nature Microbiology”, dimostra l‘assenza in essi di una famiglia di batteri chiamati “Erysipelotrichaceae”, osservati anche in studi pre-clinici. La ricercatrice principale dello studio afferma: “Isolando questi batteri, abbiamo riscontrato in essi delle proprietà antitumorali capaci di bloccare il proliferare incontrollato delle cellule [dell’adenoma, NdA], blocco che invece non si ha nel caso di una loro assenza”. Sembra dunque che la composizione del microbiota  intestinale correli davvero in qualche misura con la degenerazione tumorale di cellule mucosali ancora normali. Due ceppi batterici in particolare avrebbero un ruolo anticancro e cioè il “Faecalibaculum rodentium” e il suo omologo umano “Holdemanella biformis”, che sono invece fortemente sottorappresentati in caso di cancerogenesi in atto. L’assenza di questi due ceppi microbici nelle feci potrebbe dunque spingere ad un approfondimento precoce in soggetti con adenomi intestinali anche se asintomatici.