Questa problematica è stata sollevata da Corinne Maier, psicanalista autrice del best seller “Bonjour paresse” (Buon giorno pigrizia) con l’intento di scioccare le donne. La Maier è fautrice della generazione “No-kid” (niente figli), per cui i figli sarebbero degli intralci, spesso amati  ma egualmente intralci. “Non avrete più tempo  per voi” – avverte la psicanalista – o “Saranno un impedimento alla vostra carriera”, “Nuoceranno pure alla vostra vita di coppia”. La Maier non critica la voglia di avere figli in chi ce l’ha, ma vuole difendere il principio che la donna non si realizza “solo” nella maternità e che il non sentirne il bisogno è altrettanto lecito. Molti inorridiscono ovviamente di fronte alla filosofia “no-kid” per motivi essenzialmente religiosi (o anche senza una precisa ragione). “Chi sceglie di non avere bambini − insiste la Maier – perché dovrebbe sentirsi un mostro?”. Tra l’altro, la scelta aprioristica del no-kid viene considerata riprovevole specie tra le classi popolari e nei paesini, dove religione e tradizioni contano di più, mentre é oggetto di attenzione molto minore nei grandi centri o se si tratta di donne vip. Anche in Italia ci sono donne “arrivate” esplicitamente no-kid e non si sognano affatto di giustificarsi.  Tra i personaggi più noti (l’avv. Bongiorno,  la giornalista Tiziana Maiolo, la olimpionica Di Centa, la discendente di Monna Lisa Natalia Strozzi, la politica Mercedes Bresso) citiamo la scrittrice Susanna Tamaro che non si vergogna affatto della sua scelta: ”Non ho mai voluto figli, ricordo che quando da ragazzina le mie amiche sognavano la maternità, io restavo fredda, non me ne importava niente”. “I figli possono essere desiderati – ha affermato in un intervista la sociologa Eva Cantarella − ma io, non ho mai sentito questo desiderio, non mi pento e non mi sento un mostro”. Convinzione condivisa dalla opinionista Candida Morvillo: “Il mio orologio biologico non è mai scattato. Ho preferito il lavoro, i viaggi, gli amici”. Nella pratica medica si incontrano tipologie alquanto eterogenee. Si incontrano donne felici “solo” perché madri, o madri infelici lasciate dal coniuge “trascurato” proprio a causa dei figli, o donne realizzate in carriera, nate geneticamente no-kid, o anelanti a un lavoro incompatibile con l’allevare figli. Poche, infine, confessano un rapporto totalizzante con il partner, così passionale da temere che la maternità lo avrebbe potuto intaccare. Per una donna che si creda destinata “solo” a procreare, o che si senta attratta “solo” dalla carriera o da una vita sentimentale “solo” a due, sarebbe comunque importante conoscersi a priori, cercando di essere molto sincera con sé stessa (ardua impresa!), scevra di influenze e condizionamenti di qualsiasi tipo. Una scelta sbagliata potrebbe costare cara. Provocazione conclusiva: e il no-kid delle suore come  inquadrarlo?