L’età media della popolazione cresce progressivamente e fa inevitabilmente aumentare il numero di anziani che soffrono non di rado di comorbidità multipla, vale a dire di più di una malattia cronica (tumori inclusi). Ciò pone al medico curante decisioni terapeutiche non facili. In teoria servirebbero delle riunioni multidisciplinari, irrealizzabili peraltro in pratica per ogni singolo anziano affetto da più malattie. Da un‘inchiesta di un anno fa su Annals of Oncology, risulta che tali consultazioni multidisciplinari oltre che insufficienti sono di fatto problematiche. Intanto, il consenso tra i membri del team multispecialistico è più difficile in caso di comorbidità importanti. La tendenza dei vari specialisti è poi quella di deviare spesso dalle Linee Guida (non sempre omogenee) e alla fine capita che il paziente venga spesso trattato in modo diverso da quello concordato collegialmente. La cura con più farmaci, a prescindere da aspetti squisitamente medici, ha un inevitabile impatto negativo sulla spesa sociosanitaria. Questo è un problema serio per molti Paesi occidentali, dove diverse malattie croniche coesistono nel singolo paziente e dove le cure farmacologiche complessive vengono frammentate dai diversi specialisti. Questi si preoccupano spesso solo dell’ambito di loro competenza, tengono poco conto del rischio rappresentato dalla interazione tra i loro farmaci e quelli prescritti da altri specialisti (non di rado anche 10 o più!). Dice Bruce Guthrie, professore di cure primarie all’Università di Dundee, che “la medicina generale ha un ruolo cruciale nella cura della persona piuttosto che nel trattamento isolato e non coordinato di ogni singola malattia”. Sarebbero dunque necessarie delle ragionevoli Linee Guida “specifiche” per la comorbidità al fine di aiutare il medico di medicina generale, cui principalmente spetta il compito (nobile ma ingrato!) di curare anziani affetti da patologie diverse. Di questo si preoccupano il succitato NICE e enti affini, attenti sia agli aspetti medici sia ai riverberi sul costo socio-economico e alle reazioni degli stessi pazienti che anelano ad aver un farmaco per ogni malanno e non capiscono, contro il loro stesso interesse, che qualcosa va eliminato a vantaggio della loro sicurezza. Alcuni consigli sollecitati dal NICE sembrano più immediati di altri, quali: 1. Interrompere qualsiasi trattamento il cui beneficio appaia limitato; 2. Individuare (eliminandoli) i farmaci a più alto rischio di effetti collaterali pericolosi; 3.Iinvece che dare farmaci suggerire possibilmente la modifica di abitudini dietetico-comportamentali inappropriate. Un esempio: dare statine anticolesterolo a un soggetto diabetico di 120 kg e con zero attività fisica, invece che “forzarlo” a modificare il suo regime giornaliero di vita, sarebbe inutile per il paziente e uno spreco per lo Stato.